"La sfida cruciale è quella di tradurre in realtà il segnale politico sul ‘Recovery Fund', prima che sia troppo tardi per le economie e per la società del nostro continente. L'impatto economico della crisi da Covid-19 è gigantesco e drammatico, come le previsioni economiche europee ed internazionali confermano. Pertanto, l'Europa deve agire senza ulteriore indugio per avviare la ripresa economica". Lo ha detto il premier Giuseppe Conte nell'intervento in video all'evento ‘State of the Union' dell'Istituto universitario europeo.

"Le tre misure Sure, Bei, Mes sono insufficienti, ammontando ad una frazione di quanto altre grandi economie, come quella Usa, stanno spendendo per sostenere le loro imprese e le loro famiglie. Il prestito effettivo del ‘Recovery Fund' sui mercati (distinto dalle risorse totali che esso mobilita) deve essere di notevole dimensione, almeno 1 trilione di euro, per portare la dotazione totale della risposta europea in linea con le necessità finanziarie complessive dell'Ue".

"Sono ora gli Stati Membri a dover fare la loro parte. A tale riguardo, il Consiglio Europeo in videoconferenza del 23 aprile scorso è una buona base di avanzamento. I Leader europei hanno deciso difatti non solo di rendere operative entro il 1 giugno 2020 le tre proposte concordate all'ultimo Eurogruppo, il programma Sure, il fondo della Banca Europea per gli Investimenti e il Mes". I Leader europei hanno anche concordato di "lavorare per la creazione di un fondo per la ripresa", sul fatto che "il Fondo è necessario e urgente" e "dovrà essere di entità adeguata, mirato ai settori e alle aree geografiche dell'Europa maggiormente colpiti e destinato a far fronte a questa crisi senza precedenti. Ciò significa che il ‘Recovery Fund' non è più una promessa e può diventare una proposta concreta".

"Il Fondo è fondamentale per garantire parità di condizioni fra Stati Membri mentre affrontiamo la grave crisi economica e prepariamo la ripresa. Il meccanismo di finanziamento dovrebbe essere con scadenza a molto lungo termine (almeno 25 anni) per spalmare nel tempo i significativi costi di breve termine".

"Un ‘front loading' del ‘Recovery Fund' è necessario con urgenza, come ponte per anticipare parte delle risorse alla seconda metà del 2020, perché il Fondo dovrebbe essere collegato al prossimo Quadro Finanziario Pluriennale. Sarà di fondamentale importanza che tutti gli Stati Membri siano pienamente coerenti con la loro responsabilità politica sia sul Recovery Fund, sia sul Quadro Finanziario Pluriennale. Ulteriori ritardi" su entrambi "metterebbero in pericolo l'avvio di una piena ripresa economica". 

"Siamo alle prese con uno shock economico simmetrico, a differenza delle crisi del 2008 e del 2010-11. La risposta dunque deve essere diversa da quella adottata nelle citate crisi. Abbiamo bisogno di una risposta appropriata e coraggiosa, invece che di misure e azioni che possano causare ulteriori divergenze fra le economie europee, come accaduto nel 2008 e nel 2010-11″, ha detto ancora il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. "Se non adottiamo e attuiamo rapidamente una risposta europea coordinata basata sulla solidarietà, sul coraggio, su misure straordinarie all'altezza della sfida senza precedenti, sarà lo stesso progetto europeo ad essere in gioco".

Di Maio: "Mes non serve se c'è poderoso Recovery fund"

"Il Mes? Come ha detto il premier Giuseppe Conte dobbiamo leggere i regolamenti, sappiamo che venerdì prossimo ci sarà una riunione per discutere su quelli che sono gli aspetti tecnici del ‘sì condizionalità' e ‘no condizionalità'", lo ha detto il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, durante la registrazione di "Accordi e Disaccordi", il talk politico condotto da Andrea Scanzi e Luca Sommi, in onda stasera sul Nove alle 22.45. "Si parla di circa 30 miliardi del Mes per l'Italia, ma noi stiamo lavorando su un accordo per il Recovery Fund che vale tra i 1.500 e 2.000 miliardi. Quindi se ci sarà un poderoso Recovery Fund, non ci sarà bisogno di nessun altro strumento".