Il governo si prepara a varare le ultime modifiche apportate al decreto Salvini sui migranti: 17 articoli con cui si vuole cambiare completamente l’assetto dell’immigrazione in Italia, soprattutto per quanto riguarda l’assegnazione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari. In questo modo si va a sconvolgere il piano organizzativo dello SPRAR, il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati che, grazie alla creazione di una rete di enti locali che hanno possibilità di accedere al Fondo nazionale per le politiche e i servizi d'asilo, permette di creare progetti di accoglienza integrata.

Lo SPRAR è un modello ben visto in tutta Europa grazie al metodo di gestire l'accoglienza dei richiedenti asilo e i rifugiati coinvolgendo i territori locali. Un progetto, questo, che è stato più volte riportato a livello internazionale come "il fiore all'occhiello del sistema italiano, da presentare in Europa in tutti gli incontri istituzionali" spiega a Repubblica Gianfranco Schiavone, vicepresidente dell'Asgi (Associazione studi giuridici sull'immigrazione). Secondo Schiavone, infatti, cancellare questo sistema nato nel 2002 sarebbe una mossa irragionevole da parte del governo vista la sua funzionalità: dalla sua creazione a oggi è stato in grado di incrementare non solo i comuni coinvolti, passando da alcune decine a oltre 400, ma di ampliare anche il numero di posti di accoglienza che da meno di due mila sono arrivati ad essere circa 23 mila. Difatti, come spiega il vicepresidente dell'Asgi, i comuni coprono un ruolo essenziale in questo progetto: dopo il salvataggio, la prima accoglienza, il piano di distribuzione e la definizione di standard uniformi (tutti compiti dello Stato), i passi successivi alla formalizzazione della domanda di asilo del migrante passano alle amministrazioni locali. Quindi vengono garantite l'accoglienza, la protezione sociale, l'orientamento legale e l'integrazione, tramite finanziamenti statali, così come le funzioni amministrative in materia di servizi socio-assistenziali nei confronti tanto della popolazione italiana che di quella straniera. Inoltre, ha spiegato il vicepresidente Schiavone, lo SPRAR ha assicurato un  "ferreo controllo della spesa pubblica grazie a una struttura amministrativa centrale di coordinamento e all'applicazione del principio della rendicontazione in base alla quale non sono ammessi margini di guadagno per gli enti (associazioni e cooperative) che gestiscono i servizi loro affidati."

Cosa comporterebbe abbandonare lo SPRAR

Cancellare lo SPRAR però non significa solo chiudere le strutture di accoglienza già presenti e funzionanti, ma anche non tenere in considerazione il lavoro di tutti gli operatori sociali che con professionalità e dedizione si sono occupati di portare avanti questo modello. Se è vero che lo SPRAR non verrebbe completamente eliminato, ma modificato in un sistema di accoglienza dei soli rifugiati e non più anche dei richiedenti asilo, bisogna sottolineare che questo comporterebbe la trasformazione di ciò che rende funzionale questo sistema di accoglienza: l'unione di ricezione sia dei rifugiati che dei richiedenti asilo. "Senza questa unità non rimane più nulla", sottolinea infatti Schiavone, "Lo Sprar (gestito oggi da Comuni di centrosinistra come di centrodestra) ha assicurato ovunque una gestione dell'accoglienza concertata con i territori, con numeri contenuti e assenza di grandi concentrazioni, secondo il principio dell'accoglienza diffusa, di buona qualità e orientata ad inserire quanto prima il richiedente asilo nel tessuto sociale."

La direzione del governo, però, pare essere quella di cancellare i permessi umanitari, diminuire le nuove cittadinanze, costruire nuovi centri per i rimpatri e chiudere gli hotspot per 30 giorni, anche per i richiedenti asilo.