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Opinioni
21 Gennaio 2023
10:14

Come la destra sta mettendo le mani sul diritto all’aborto, pur senza toccare la 194

Nonostante le dichiarazioni di Giorgia Meloni sulla 194, la destra in Senato ha presentato in questi mesi delle proposte di legge che, pur non nominando mai la norma, rischiano di compromettere seriamente il diritto all’aborto.
A cura di Annalisa Girardi
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Giorgia Meloni l'ha detto più e più volte, è vero: né lei né il suo governo hanno intenzione di abolire o modificare la legge 194, quella che regola l'interruzione volontaria della gravidanza. Ma la destra, in Senato, ha presentato in questi mesi delle proposte di legge che, pur non nominando mai la legge del 1978, rischiano di compromettere il diritto all'aborto e quello delle donne all'autodeterminazione.

I giornali li hanno spesso chiamati "ddl pro life" e riguardano tutti la "vita nascente" e la "capacità giuridica del nascituro". L'ultimo è stato depositato appena qualche giorno fa dal senatore di Fratelli d'Italia Roberto Menia, e propone il "riconoscimento della capacità giuridica ad ogni essere umano". Menia, presentando la sua proposta, ha detto: "Si tratta di riconoscere, anche nell’ambito giuridico, che embrione, feto, neonato, bambino, ragazzo, adulto o anziano sono diversi nomi con cui si indica una identica realtà, un identico soggetto, lo stesso essere personale, lo stesso uomo".

E lo scorso 13 ottobre (cioè nella prima riunione delle nuove Camere dopo le elezioni), Maurizio Gasparri di Forza Italia ne aveva presentato un altro per il "riconoscimento della capacità giuridica del concepito", in cui affermava che "la vita umana individuale inizia nel momento del concepimento". Proprio in quello stesso giorno anche il senatore Massimiliano Romeo, della Lega, aveva depositato a Palazzo Madama un ddl per la "tutela della vita nascente". Un mese dopo, lo scorso 22 novembre, la senatrice di FdI Isabella Rauti aveva proposto di istituire la "giornata per la vita nascente".

Manca la parola "aborto", certo. Ma tutte queste proposte di legge sono antiabortiste.

Perché? Perché il riconoscimento giuridico del feto vuol dire renderlo potenzialmente vittima di omicidio, criminalizzando così l'interruzione volontaria di gravidanza. Le disposizioni della legge 194, insomma, anche se non toccate direttamente verrebbero comunque messe in discussione.

I ddl proposti da alcuni senatori di centrodestra chiedono di modificare il primo articolo del Codice civile, quello per cui la capacità giuridica viene acquisita dalla nascita. Per capacità giuridica, è bene precisare, si intende la titolarità di un soggetto di diritti e dovere. Questo chiaramente non significa che prima della nascita il feto sia privo di tutele. Ma collegare la capacità giuridica al momento del concepimento significherebbe aprire a una criminalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza in qualsiasi mese. Anche dopo il terzo.

Dopo la presentazione dell'ultimo "ddl pro life" le opposizioni sono partite all'attacco. Per la senatrice del Partito democratico Cecilia D'Elia si è tratta di una proposta di legge "totalmente incompatibile con il principio di autodeterminazione e un chiaro tentativo di mettere in discussione proprio la 194", nonché "una mostruosità giuridica". Per Valeria Valente, un'altra senatrice dem, è un "attacco alle libertà e ai diritti delle donne di disporre del proprio corpo e di autodeterminarsi".

Sulla questione è intervenuta anche la ministra della Famiglia, Eugenia Roccella, che in un'intervista al Messaggero ha detto: "La maggioranza, a cominciare da Giorgia Meloni, ha detto in non so quante lingue che l'obiettivo è dare piena applicazione alla legge 194, non modificarla neanche di una virgola. Ogni iniziativa parlamentare è legittima, ma sulla 194 la linea è chiara e inequivocabile".

Il punto, però, è che alla destra non serve abolire la legge 194 per mettere a rischio il diritto delle donne ad abortire. Quello che sta facendo è un'operazione di illusionismo. Mostra di non voler toccare la 194, ma presenta proposte di legge che ne indeboliscono alcune premesse. E che, al tempo stesso, rafforzerebbero la posizione degli obiettori di coscienza. Che di fatto, in alcune Regioni, già rendono inaccessibile il diritto ad abortire.

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