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Manovra economica 2022
22 Novembre 2022
06:30

Reddito di cittadinanza abolito dal 2024: cosa ha deciso il governo Meloni e chi perderà prima l’assegno

Il governo mette mano al reddito di cittadinanza: la riforma della misura voluta dal M5s partirà dal 2024, ma già dal prossimo anno chi può lavorare si vedrà ridotto di alcuni mesi il beneficio.
A cura di Annalisa Girardi
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Cambia il reddito di cittadinanza. La riforma vera e propria a 180 gradi della misura partirà da gennaio 2024, ma già per il prossimo anno sono previste alcune novità: per chi può lavorare, infatti, verranno ridotti i mesi in cui si ha diritto al sussidio, e si cercherà di inserire queste persone nel mercato del lavoro.

Il governo non ha mai nascosto di volerlo rivedere, anzi ha costruito gran parte della campagna elettorale sulla lotta alla misura, targata Movimento Cinque Stelle. E ora, con l'approvazione della manovra, mette il primo mattoncino della riforma del Rdc. L'obiettivo è recuperare risorse (da mettere ad esempio sul contrasto al caro energia), differenziando le politiche attive del lavoro da quelle di sussidiarietà per chi non può lavorare.

"Il Reddito di cittadinanza verrà riformato così come avevamo annunciato, c'è un anno transitorio nel quale comunque tutte le persone in difficoltà saranno tutelate, chi non è in grado di lavorare avrà piena tutela e chi è in grado di lavorare invece avrà una riduzione dei mesi di sostegno, si porterà da 12 a otto mesi", ha detto il sottosegretario per l'attuazione del programma Fazzolari, entrando a Palazzo Chigi dove in prima del Cdm sulla manovra. Per poi aggiungere: "Dal 2024 rivedremo l'intero sistema, lavorandoci su per garantire pieno sostegno ai bisognosi e inserire nel mondo del lavoro chi è in grado di lavorare".

E così, a partire da gennaio 2024 il reddito di cittadinanza sarà completamente riformato. Taglio sostanzioso già a partire dal 2023 agli "occupabili", cioè a tutti coloro che sono abili al lavoro e che il governo di centrodestra vuole così inserire nel mercato dell'impiego. I tempi, comunque, sono piuttosto ampi e i percettori del beneficio continueranno a riceverlo per altri 8 mesi a partire dal prossimo anno.

Come cambia il reddito di cittadinanza per il 2023 e chi lo perderà

Il governo ha spiegato che dal 1 gennaio 2023 alle persone tra 18 e 59 anni (abili al lavoro ma che non abbiano nel nucleo disabili, minori o persone a carico con almeno 60 anni d’età) sarà riconosciuto il reddito di cittadinanza nel limite massimo di 8 mensilità. Si tratta di un taglio importante, considerando che al momento la misura è per 18 mensilità con la possibilità di rinnovo. Contemporaneamente, saranno necessari almeno sei mesi di partecipazione a un corso di formazione o riqualificazione professionale, pena la decadenza immediata del beneficio. Prevista la decadenza anche nel caso in cui si rifiuti una sola offerta di lavoro considerata congrua. Il sussidio sarà comunque percepito dai cosiddetti "inoccupabili", ad esempio persone che presentano disabilità per cui è impossibile lavorare. Per loro non cambierà nulla e continueranno a vedersi corrispondere l'assegno a fine mese.

Il reddito sarà abolito dal 2024

Dal 1° gennaio 2024 non ci sarà più il reddito di cittadinanza, ma una nuova riforma i cui contorni non sono ancora stati resi noti. Nelle intenzioni del governo Meloni, si tratterà di procedere a una revisione complessiva degli strumenti di sostegno al reddito, con la cancellazione della misura varata dal primo governo Conte e confermata dai successivi esecutivi. Come abbiamo visto, è comunque previsto un periodo ponte abbastanza lungo in modo da facilitare l'ingresso nel mondo del lavoro per chi a oggi è a casa, con corsi di formazione e altre iniziative. Una soluzione paracadute per cui avrebbe spinto la ministra del Lavoro, Marina Calderone.

Giuseppe Conte pronto a scendere in piazza

"Un governo che oggi ha l'obiettivo di smantellare il reddito di cittadinanza, di fronte alle difficoltà che abbiamo non è conservatore, ma reazionario e scollato dalla realtà", ha commentato oggi il presidente del Movimento Cinque Stelle, Giuseppe Conte.

E ancora: "Un governo che ha questo come obiettivo significa che ha completamente perso la presa e il contatto con la realtà delle difficoltà economiche e sociali che in questo momento attraversa il Paese. Un governo che è in preda a una tale furia iconoclasta e ideologica che non analizza neppure i dati. Tra i 660 mila occupabili non ci sono giovani scansafatiche, ci sono invece 220 mila lavoratori che prendono 4-5 euro lordi l'ora, e quindi integrano il loro salario con il reddito di cittadinanza per fare la spesa e mantenere una famiglia".

Il leader M5s, infine, ha concluso: "Non hanno compreso che la maggior parte di questi, anche fino al 70%, sono persone con un titolo di istruzione molto basso e fino a 190 mila sono persone over 50, che hanno oggettive difficoltà a essere competitive nel mercato del lavoro".

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