
In fondo, cosa c’è di male nel Board of Peace di Donald Trump che si riunisce per la prima volta giovedì e a cui Giorgia Meloni e il governo italiano hanno deciso di partecipare, per ora come “osservatori”?
È solo un organismo partorito dalla mente di Donald Trump e annunciato a Davos, al World Economic Forum, nel contesto del più delirante discorso presidenziale di un leader democraticamente eletto che si sia ascoltato, scegliete voi da quando.
È solo un club il cui biglietto d’ingresso costa un miliardo di euro, per volontà esclusiva dello stesso Trump.
È solo un’organizzazione internazionale di cui Donald Trump è presidente a vita, col potere di decidere il proprio successore, e pazienza se il suo mandato da presidente scade tra tre anni e non si può ricandidare.
È solo un consesso di Stati, per ora una ventina, di cui fanno parte fulgidi esempi di democrazia come l’Argentina di Javier Milei, l’Albania di Edi Rama, l’Egitto di Al Sisi, la Turchia di Erdogan, e ovviamente l’Israele di Benjamin Nethnyahu. Tutti uomini di pace, accuratamente selezionati.
E quasi ci dimenticavamo l’Ungheria di Viktor Orban, la Slovacchia di Robert Fico e la Bulgaria di Rumen Radev – che si è appena dimesso per non precludersi la possibilità di un terzo mandato "quasi" consecutivo – gli unici tre Paesi filo russi dell’Unione Europea. Il caso, a volte.
È solo un consesso sovranazionale che nasce deliberatamente per seppellire l’Onu e il multilateralismo, in chiave anti-cinese e anti Unione Europea, non a caso fortemente osteggiato da Francia, Germania, Spagna e persino dal Regno Unito.
Ed è solo, infine, il luogo in cui si progetterà la Gaza Riviera, ossia la de-palestinizzazione della Striscia – e forse pure della Cisgiordania – in nome degli interessi immobiliari del genero del presidente a vita del Board, Jared Kushner in Trump.
Ciliegina sulla torta, ci sarebbe pure questo dettaglio dell’incostituzionalità a parteciparvi, visto che viola l’articolo 11 della nostra Carta.
A parte questo, tutto ok.