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Omicidio Giulio Regeni

Caso Regeni, si dimettono Mareghetti e Galimberti dalla Commissione del Mic dopo il No ai fondi per il film

Fa discutere l’esclusione dal finanziamento pubblico del documentario “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo” di Simone Manetti, stabilito dal ministero della Cultura. A seguito della decisione, si sono dimessi due esperti della commissione ministeriale, Massimo Galimberti e Paolo Mereghetti.
A cura di Annalisa Cangemi
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La vicenda dei mancati fondi per il documentario su Giulio Regeni, diretto da Simone Manetti, è finita con le dimissioni degli esperti Massimo Galimberti, consulente editoriale e story editor per progetti cinematografici e televisivi, e Paolo Mereghetti, critico cinematografico, membri della commissione del ministero della Cultura che assegna i contributi selettivi al cinema. I due hanno comunicato ufficialmente le dimissioni al capo della Direzione Cinema e audiovisivo, Carlo Giorgio Brugnoni.

La decisione dei due è arrivata dopo ore di polemiche, alla vigilia del question time al quale è stato chiamato il ministro della Cultura Alessandro Giuli per rispondere sul mancato finanziamento per il film, si dimettono due importanti esperti della commissione del ministero delegati a valutare le opere meritevoli del tax credit.

Perché Mareghetti e Galimberti si sono dimessi dalla Commissione del MiC

Il critico cinematografico Paolo Mereghetti ha deciso lasciare l'incarico di esperto consulente della commissione del MiC che valuta il riconoscimento di finanziamenti ai film meritevoli. "Ho mandato stamattina una lettera di dimissioni dal mio ruolo, non solo sul documentario di Regeni ma diciamo che nella lettera di dimissioni volevo sottolineare la mia distanza da certe scelte, un discorso di coerenza".

"Vorrei evitare di aumentare le polemiche – ha detto Mereghetti raggiunto al telefono da la Presse – ma sottolineo che io avevo già difeso il documentario su Regeni su Io Donna". Come Mereghetti, anche l'esperto Massimo Galimberti ha rassegnato le dimissioni dallo stesso ruolo.

Contattato dall'Adnkronos, ha confermato di aver inviato "una semplice lettera di dimissioni, dopo molti anni di lavoro nella commissione" per "una difformità di vedute sui criteri di valutazione delle opere", che "non riguarda solo un caso" e "non vuole essere un atto di polemica nei confronti della direzione generale cinema del Mic".

"Sono anni che lavoro con il Ministero, ho fatto parte di varie commissioni, però in questa fase, ho sentito una sorta di incompatibilità ambientale legata a vari fattori, nell'approccio alle procedure, nell'analisi e nella valutazione degli elementi dei progetti. Ci sono modalità che non condivido", ha spiegato poi all'Ansa Galimberti, che è anche docente di cinema in varie università. "C'è da parte mia il pieno rispetto della professionalità dei miei colleghi, ma nelle modalità di valutazione siamo a volte molto distanti – ha aggiunto Galimberti -. E per quanto le decisioni di cui si parla siano venute da una sottocommissione e siano legate ai soggetti che le hanno prese, ne emerge una valutazione della cultura in cui non mi ritrovo. Essendo parte di un gruppo ho sentito di non potermi riconoscere in queste modalità".

Opposizioni all'attacco per il No al tax credit per il film su Regeni

Il documentario, co-prodotto da Ganesh Produzioni insieme a Fandango, aveva chiesto un contributo di 100 mila euro. Ma il ministero della Cultura ha detto di no, in quanto l’opera non risponderebbe ai criteri di qualità artistica e non racconterebbe la realtà italiana. Intanto le polemiche non si fermano.

"L'arroganza e la faziosità del Ministero dei Beni Culturali che ha negato i fondi al documentario su Regeni si sta rivoltando contro lo stesso Ministro Alessandro Giuli che oggi vede dimettersi due autorevoli membri della commissione che decide a chi assegnare i finanziamenti: il critico cinematografico Paolo Mereghetti e il docente universitario Massimo Galimberti hanno ritenuto di prendere le distanze da questa farsa pilotata politicamente che danneggia oltremodo il cinema e la cultura italiana. Negare la valenza culturale di un documentario già premiato e che sarà proiettato in numerosi atenei italiani oltre che al parlamento europeo è l'ennesimo capolavoro del governo Meloni, che invece che fare di tutto per avere giustizia, arreca l'ennesimo torto alla memoria di Giulio Regeni", ha commentato il segretario di +Europa, Riccardo Magi.

"La decisione sul documentario dedicato a Giulio Regeni è l'ennesima prova di un sistema che proclama il merito a parole e lo calpesta nei fatti. Si riempiono la bocca di qualità e indipendenza ma poi ogni scelta viene piegata a convenienze e logiche politiche, svuotando di credibilità le istituzioni culturali. È inaccettabile che un'opera già riconosciuta come di valore sociale e culturale venga liquidata con valutazioni opache e indifendibili", ha detto Elisabetta Piccolotti di Avs. "In questo contesto – prosegue la deputata rossoverde della Commissione Cultura alla Camera – le dimissioni di Paolo Mereghetti sono un atto di grande rilevanza: un gesto di coerenza che denuncia un meccanismo compromesso che favorisce solo compari, amici e multinazionali. Chi resta e tace se ne assume la responsabilità. Chi non si riconosce in questo sistema clientelare dovrebbe fare lo stesso passo e smettere di legittimare questo apparato di potere".

"Nessun prodotto culturale, come nessuna proposta scientifica, di per sé può vantare finanziamenti pubblici. Spetta a esperti competenti in materia valutarne, in scienza e coscienza, la meritevolezza. Che il docufilm ‘Giulio Regeni, tutto il male del mondo', non sia stato giudicato idoneo a ricevere contributi dello Stato lascia però un senso di profondo spaesamento", si legge in una nota della senatrice a vita, Elena Cattaneo.

"Come si può disconoscere l'interesse culturale del Paese verso un prodotto che documenta, senza discostarsi dalla realtà dei fatti e da quella processuale, una vicenda dolorosa e drammatica che ci riguarda tutti, sia sul piano civile e umanitario che su quello giuridico e delle relazioni internazionali? Un interesse che 76 atenei italiani, patrimonio culturale e scientifico del Paese, hanno prontamente riconosciuto aderendo all'iniziativa ‘Università per Giulio Regeni' che prevede, nell'arco dei prossimi due mesi, la proiezione del documentario e dibattiti in ciascun ateneo. È notizia di oggi, inoltre, che all'iniziativa ‘Università per Giulio Regeni' ha aderito anche il Girton College dell'Università di Cambridge, dove Giulio ha studiato, ad ulteriore prova di una tragedia che si fa storia e vissuto collettivo, oltre ogni sensibilità politica, oltre ogni frontiera. Anche di fronte a questa realtà la cecità espressa dalla Commissione del ministero della Cultura è ancora più evidente e dannosa agli occhi del Paese e non solo".

"La tragica vicenda di Giulio Regeni è di assoluto interesse culturale e civile per il nostro Paese e per il Friuli Venezia Giulia, terra natale del giovane ricercatore ucciso in Egitto dieci anni fa dopo essere stato sequestrato e torturato. Con la scelta ingiustificata di negare fondi a un'opera premiata, che verrà proiettata anche al Parlamento europeo e in numerose università, il ministero della Cultura ha dato uno schiaffo a tutti coloro che si sono mobilitati in difesa dei diritti umani", è il parere del consigliere regionale del Friuli Venezia Giulia Nicola Conficoni (Pd).

"A maggior ragione perché l'onda gialla è partita proprio dalla nostra terra – chiude Conficoni -, ci aspettiamo che chi la rappresenta nelle istituzioni, in primis dunque il presidente Fedriga, dia voce a quanti sostengono la lotta per la verità e la giustizia".

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