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Case Green, entro maggio l’Italia dovrà recepire la direttiva Ue: i costi e cosa cambia per le abitazioni

Entro maggio 2026 l’Italia dovrà recepire la direttiva europea sulle Case green. Un passaggio obbligato che ridisegna il futuro del patrimonio edilizio, tra obiettivi climatici, costi elevati, nuove regole per costruire e ristrutturare e una trasformazione profonda del modo di abitare. Ecco tutto quello che c’è da sapere.
A cura di Francesca Moriero
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Entro maggio 2026 l'Italia dovrà tradurre in norme nazionali la direttiva europea sulle prestazioni energetiche degli edifici, la cosiddetta direttiva Case Green: una riforma strutturale che inciderebbe su milioni di abitazioni, sull' intero settore delle costruzioni e anche sulle finanze pubbliche. Secondo le stime di Sima e Velux Italia, infatti, la riqualificazione energetica richiesta dalla direttiva comporterà per il nostro Paese un costo di circa 85miliardi di euro, entro il 2030. Una cifra imponente, che però si accompagna a un potenziale effetto moltiplicatore: il volume complessivo di investimenti, considerando effetti diretti e indotto, potrebbe arrivare fino a 280miliardi di euro. numeri che spiegano perché la partita delle Case Green sia diventata centrale non solo nel dibattito publico ma anche in quello politico ed economico.

La Commissione europea ha presentato la direttiva come uno strumento capace di incidere su più livelli: alleggerire le bollette sia per le famiglie sia per le imprese, offrire maggiore sicurezza energetica e un contributo concreto agli obiettivi climatici. Sullo sfondo anche la scelta politica di ridurre definitivamente le importazioni di gas dalla Russia, decisa e poi avviata con l'invasione militare dell'Ucraina.

Cos'è la direttive Ue sulle Case Green

Oggi gli edifici rappresentano una delle principali fonti di consumo energetico in Europa: più della metà del gas naturale utilizzato nell'Unione Europea è infatti impiegata, direttamente o indirettamente, per il riscaldamento e la gestione degli immobili. Per ridurre proprio questi consumi e le emissioni di gas serra, l'UE ha introdotto la direttiva Case Green. Di cosa si tratta? Si tratta di una misura che fa parte della strategia europea di decarbonizzazione e che punta a rendere il patrimonio edilizio europeo progressivamente più efficiente. Entro il 2030 si vuole sostanzialmente ottenere una significativa riduzione dei consumi energetici e delle emissioni, mentre l'obiettivo a lungo termine sarebbe invece quello di raggiungere edifici a emissioni zero entro il 2050.

Cosa cambia per gli edifici residenziali e non

Entrando nel merito, la direttiva chiede sostanzialmente agli Stati membri di garantire una riduzione media dei consumi energetici degli edifici residenziali di almeno il 16% entro il 2030 e tra il 20 e il 22% entro il 2035. Non viene imposto un intervento identico per tutte quante le case, ma un risultato complessivo da raggiungere a livello nazionale.

Per gli edifici non residenziali, invece, il percorso sarebbe piu vincolante: entro il 2030, infatti, dovrà essere ristrutturato almeno il 16% di quelli con le peggiori prestazioni energetiche, percentuale che salirà al 26% entro il 2033.  A questo si affianca anche l'introduzione graduale di requisiti minimi di prestazione energetica e l'obbligo, dove tecnicamente ed economicamente  possibile, di installare pannelli solari.

Le scadenze da tenere presente

Il calendario della direttiva è fitto e scandito da tappe ben precise: entro il 1° gennaio 2027 gli Stati dovranno definire e comunicare i valori limite del Gwp, cioè il potenziale di riscaldamento globale, per i nuovi edifici; dal 2028 scatterà poi l'obbligo di realizzare a emissioni zero tutti i nuovi edifici pubblici e di calcolare il Gwp per le nuove costruzioni di grandi dimensioni. Il 2029 segna un altro passaggio simbolico: tutte le nuove costruzioni dovranno infatti essere dotate di un impianto solare; e dal 1° gennaio 2030 l'obiettivo si estende a tutto il nuovo costruito, pubblico e privato, che dovrà essere a emissioni zero. Entro la fine di quello stesso anno, poi, i consumi energetici delle abitazioni dovranno risultare ridotti del 16% rispetto ai livelli del 2020. Ma il percorso non si fermerebbe al 2030: dal 2033 infatti dovranno diminuire sensibilmente anche i consumi degli edifici non residenziali, fino ad arrivare a una riduzione complessiva superiore al 20%.

La direttiva prevederà per tutto questo verifiche periodiche, almeno ogni 5 anni, per correggere eventualmente la rotta e accompagnare cosi il sistema verso l'obiettivo finale e cioè: la completa decarbonizzazione del patrimonio edilizio europeo entro il 2050.

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