video suggerito
video suggerito

Carta docente, continuano i ritardi del Mim: docenti precari senza credito utilizzabile e rischio ricorsi

Annunciata, attivata, ma per molti docenti mai arrivata. A settimane dalla data ufficiale, la Carta del docente 2026 resta bloccata per una parte consistente degli insegnanti, soprattutto precari, tra portafogli vuoti e fondi inesistenti.
A cura di Francesca Moriero
0 CONDIVISIONI
Immagine

Doveva essere disponibile entro febbraio, poi è stata fissata una data precisa, il 9 marzo, e infine dichiarata ufficialmente attiva. A distanza di settimane, per molti insegnanti la Carta del docente 2026 resta però solo un annuncio più che uno strumento concreto. L'accesso alla piattaforma è infatti possibile, ma il passaggio decisivo, cioè quello dei fondi, in molti casi si ferma lì. Nessun credito utilizzabile, nessun buono generabile. In alcuni portafogli digitali compaiono importi simbolici, pochi centesimi al posto dei 383 euro previsti. Una discrepanza che si ripete con una frequenza tale da sollevare interrogativi sulla reale operatività della misura.

Dall'ampliamento della platea ai nuovi importi: le novità della Carta Docente 2026

Per capire perché questi ritardi stanno creando così tante criticità, è utile chiarire innanzitutto di cosa si tratta. La Carta del docente è un contributo annuale destinato agli insegnanti per sostenere la formazione e l'aggiornamento professionale. Si tratta di un portafoglio digitale, accessibile tramite piattaforma online, che consente di generare buoni da utilizzare presso esercenti e enti accreditati. Negli anni scorsi l'importo era fissato a 500 euro; per l'anno scolastico 2025-2026 è stato ridotto a 383 euro, in seguito all'ampliamento della platea dei beneficiari. La Carta può essere utilizzata per una serie di spese legate alla formazione e all'attività culturale: libri, riviste, corsi di aggiornamento, ingressi a musei, mostre, teatri e cinema. Rientrano anche gli acquisti di hardware e software, come computer e tablet, seppur con limiti più stringenti introdotti proprio da quest'anno, che prevedono una cadenza quadriennale per questo tipo di spesa. Tra le novità, sono stati inclusi anche i servizi di trasporto e gli strumenti musicali, ampliando formalmente le possibilità di utilizzo del bonus.

Le segnalazioni e la voce dei precari

Ed è proprio alla luce di queste possibilità che il mancato accredito assume un peso ancora maggiore. A emergere sono soprattutto le segnalazioni dei docenti precari, cioè proprio quella fascia che quest'anno avrebbe dovuto beneficiare per la prima volta dell'estensione della Carta. Tra le voci più attive c'è quella di Luigi Sofia, attivista per i diritti dei precari e portavoce di un movimento che riunisce gli insegnanti risultati idonei ai concorsi Pnrr ma ancora senza una cattedra stabile. In un post pubblicato sui social, Sofia racconta una situazione che va oltre il singolo caso: "Oggi è domenica e pensavo di accedere alla Carta docente. Ma forse quelli di serie Z come me devono ancora aspettare altri giorni, o altre settimane, dopo quattro mesi di logorante attesa". Un passaggio che racconta non solo il ritardo, ma anche il senso di esclusione percepito da una parte del personale scolastico. In un altro intervento, lo stesso Sofia segnala come il problema riguardi numeri ben più ampi: docenti con contratto fino al 30 giugno che si ritrovano con "0,50 centesimi nel portafoglio della Carta", una cifra che rende di fatto impossibile qualsiasi utilizzo del bonus. "E come me, altre decine e decine di persone. Centinaia. Migliaia?", scrive, ponendo una domanda che resta senza risposta ufficiale.

Una misura ampliata che non si traduce in accesso reale

L'anno scolastico 2025-2026 avrebbe dovuto segnare un cambiamento importante: l'allargamento della platea ai docenti precari, insieme al personale educativo, con un conseguente aumento dei beneficiari. È anche per questo che l'importo individuale sarebbe stato ridotto da 500 a 383 euro. Ma proprio questa estensione sembra oggi rivelare il suo punto più critico: se sulla carta i destinatari sono aumentati, nella pratica una parte di loro non ha ancora ricevuto nulla. Il rischio è, insomma, che la misura, pensata per colmare una disparità, finisca per produrne una nuova.

Il costo del ritardo

Il problema non si esaurisce però nella mancata disponibilità del bonus. Molti insegnanti contavano su quei fondi per iscriversi a corsi di formazione o aggiornamento con scadenze già fissate. In diversi casi, quelle opportunità sono andate perse. Nel suo intervento, Sofia parla esplicitamente di un "danno" già in corso, che si allarga ogni giorno di ritardo: docenti che non hanno potuto utilizzare somme che, pur limitate, rappresentano comunque un sostegno concreto. Da qui anche il riferimento, sempre più frequente, alla possibilità di avviare ricorsi.

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views