Anche Carlo Calenda, ex ministro dello Sviluppo economico e leader di Azione, è intervenuto in merito al prestito da 6,3 miliardi richiesto allo Stato italiano da Fca. Una vicenda su cui si sono accese le polemiche, dal momento che la ex Fiat ha la propria sede legale in Olanda e quella fiscale in Gran Bretagna. "La Fiat ha sufficienti mezzi propri per garantire questo prestito da parte di banca Intesa, o anche semplicemente per mettere i soldi nella società italiana e pagare i suoi fornitori, dipendenti eccetera. La ragione per cui non lo fa è che nell'accordo di fusione con Pugeot è previsto un maxi dividendo che la Fiat si distribuirà per 5 miliardi. Questo maxi dividendo non pagherà le tasse in Italia", spiega Calenda in un video pubblicato su Twitter.

E attacca il gruppo: "Dal lancio di Fabbrica Italia nel 2012 la Fiat non ha mai investito in Italia quanto aveva detto che avrebbe investito. La Sace fino a oggi ha varato garanzie per 40 milioni di euro. Questo significa che ci sono imprese italiane, con sede legale in Italia, con sede fiscale in Italia, che stanno aspettando i soldi. E le banche chiedono loro verifiche e contro-verifiche. La Fiat avrà prima i soldi rispetto a tutte quelle aziende italiane che pure li hanno chiesti e che hanno sia sede legale che fiscale in Italia". L'ex ministro dello Sviluppo economico si dice favorevole a concedere il prestito coperto da garanzia statale al gruppo, a patto però che Fiat si impegni a non distribuire i dividendi e a investire effettivamente le quote promesse in Italia.

"Se tu hai i soldi e nonostante ciò chiedi la garanzia dello Stato che costa ai contribuenti italiani in un momento molto difficile per il Paese, tu poi non ti distribuisci i dividendi tra gli azionisti per altro non pagando non pagando tasse in Italia su quei dividendi. Mi pare di buon senso", aggiunge il leader di Azione. Calenda quindi conclude affermando come il fatto che non si riesca a discutere della vicenda in Italia sia segno della mancanza di interlocuzione forte con i grandi gruppi. "Si è forti solo con i piccoli gruppi, quelli che non riescono ad avere la finanza. Aiutare le imprese ed essere succubi delle grandi imprese sono due cose completamente diverse".

Le chiarificazioni sono arrivate dopo il botta e risposta sui social con Matteo Renzi, che aveva difeso la decisione del governo di concedere una garanzia statale a Fca. Calenda ha accusato il governo di essere "appecoronato ai grandi gruppi": in altre parole, sottomesso alle richieste delle multinazionali. "Siete talmente appecoronati ai grandi gruppi che non riuscite neanche a fare un negoziato come Dio comanda", ha scritto Calenda replicando a un tweet di Renzi, elencando tutte le ragioni, poi riassunte nel video, per cui il governo non avrebbe dovuto coprire attraverso Sace il finanziamento da 6 miliardi all'ex Fiat.