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26 Novembre 2020
19:04

Cambia l’esame da avvocato, Di Sarno (M5s) spiega la riforma: “Meno prove scritte e meno materie”

Il deputato del Movimento 5 Stelle, Gianfranco Di Sarno, illustra la riforma che modifica l’esame da avvocato e che è attualmente in discussione in commissione Giustizia. Intervistato da Fanpage.it, Di Sarno spiega a livello pratico cosa cambierà per le prove scritte, per l’orale e anche per l’attività e i compensi dei praticanti.
A cura di Stefano Rizzuti
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Gianfranco Di Sarno, deputato del Movimento 5 Stelle e componente della commissione Giustizia della Camera, è il primo firmatario della proposta di legge che riforma l’esame da avvocato. Provvedimento la cui discussione è ripresa in questi giorni proprio in commissione. L’obiettivo è quello di rendere più agili le diverse fasi dell’esame, basandosi su due criteri: “Merito e trasparenza”. Di Sarno spiega in un’intervista a Fanpage.it quali sono le novità che verrebbero introdotte per l’esame da avvocato.

La sua proposta di legge ha l’obiettivo di riformare l’esame per gli avvocati: da dove nasce questa esigenza?

L’esigenza di proporre una seria riforma dell’esame di abilitazione forense arriva direttamente dai praticanti avvocato, che da anni chiedevano a gran voce un intervento da parte delle istituzioni. Anche io ricordo la lunga trafila necessaria a sostenere e superare l'esame di abilitazione, nonché le innumerevoli difficoltà che ogni candidato deve affrontare in sede di svolgimento. Noi del Movimento 5 Stelle abbiamo raccolto le istanze dei praticanti per ridisegnare l’esame, tenendo ben presenti due principi fondamentali: il merito e la trasparenza.

Cosa non va dell’attuale esame?

Attualmente, l’esame si svolge in regime di proroga rispetto a una riforma, quella del 2016, che di fatto non è mai entrata in vigore. Le regole, a tutt’oggi, sono quelle stabilite nel 2012, e prevedono tre prove scritte e un colloquio orale su ben 6 differenti materie. Si tratta di una modalità poco aderente al reale percorso formativo dei praticanti. I candidati, infatti, sono chiamati ad affrontare una prova monstre che non tiene conto del fatto che ciascuno di loro, nella stragrande maggioranza dei casi, si è formato presso studi specializzati. Questo non significa che le prove debbano insistere su un unico argomento, ma occorre certamente ridurre le materie. In altre parole, si tratta di dare all’esame di Stato un impianto che sia coerente con la realtà che i candidati si trovano a vivere quotidianamente.

Come cambierà, nel concreto, l’esame?

L’esame sarà più agile in tutte le sue fasi, con meno prove scritte e meno materie da portare alla prova orale. Inoltre prevediamo la possibilità per i candidati di sostenere gli esami nel distretto della Corte d’Appello nel quale ha fissato la residenza da almeno due anni. Infine, in caso di bocciatura all’esame orale, sarà possibile ripetere la prova – per una volta – senza dover sostenere di nuovo gli scritti.

L’obiettivo è quello di rendere più semplice l’accesso alla professione?

Direi che l’obiettivo è quello di agevolare l’accesso alla professione e, in seconda battuta, con le norme che non riguardano espressamente l’esame, di sostenere i più giovani nelle prime fasi della loro nuova carriera.

Nello specifico, come cambierebbe la prova scritta e anche la parte relativa alla sua correzione?

Le prove scritte passano da 3 a 2: 1 parere e 1 atto a scelta tra diritto civile, penale o amministrativo. Per quanto riguarda la correzione, prevediamo che i voti espressi dalle commissioni giudicanti vengano adeguatamente motivati. Si tratta di un principio di trasparenza, perché ciascun candidato ha diritto di conoscere fino in fondo qual è qualità dei propri elaborati, anche per capire quali siano le ragioni di una eventuale bocciatura.

E in che modo cambierebbe l’orale?

Anche l’orale, così come lo scritto, viene reso più agile. In questo caso le materie vengono ridotte a 4: ordinamento e deontologia forense, diritto processuale civile e penale, più due materie a scelta.

Per i praticanti cosa cambia?

Abbiamo previsto anche di intervenire sui compensi, che dovranno essere proporzionati alla qualità e alla quantità del lavoro svolto dai praticanti, e comunque non inferiori ai minimi previsti dal ministero. Il nostro impegno non può limitarsi solo a migliorare le condizioni d’accesso alla professione. Sarebbe assurdo. Proprio per questo, la collega Valentina D’Orso ha anche avanzato un ulteriore proposta per offrire maggiori tutele agli avvocati monocommittenti.

Da un punto di vista politico, c’è la volontà di portare a termine questa riforma e in che tempi?

A breve cominceranno le audizione in commissione e contiamo di poter raccogliere i contributi di tutti per migliorare, lì dove possibile, la nostra proposta. C’è tutta la volontà di andare avanti e di raggiungere l’obiettivo, nell’interesse di chi da tempo attende questa riforma.

C’è convergenza anche da parte dell’opposizione?

È un tema importante. Siamo al lavoro per il futuro dell’avvocatura e dei nostri giovani, mi auguro che si possa procedere in un clima di collaborazione che possa essere d’esempio.

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