Un’altra fumata nera. Anche per Agostino Miozzo la possibilità di diventare commissario alla Sanità in Calabria sfuma, proprio quando il suo nome sembrava ormai certo. Ad annunciarlo sono la Repubblica e il Corriere della Sera, spiegando che Miozzo aveva posto tre condizioni al governo per accettare l’incarico. Condizioni che, però, sono ritenute troppo vincolanti da Palazzo Chigi. E così per la nomina del commissario calabrese è tutto da rifare. E un altro nome si aggiunge alla già lunga lista di quasi commissari. Il nome di Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico che sta guidando il governo durante l’emergenza sanitaria dettata dal Coronavirus, era stato dato quasi per certo nella giornata di ieri.

Una delle tre condizioni riguardava la possibilità di avere dei super poteri per gestire al meglio una Regione commissariata, in tema di sanità, da ormai dieci anni. Niente da fare per Palazzo Chigi, che non è disposto a concedere poteri eccezionali al commissario. Altra condizione riguardava la possibilità di tornare in servizio per Miozzo, che attualmente è in pensione. Anche in questo caso per la presidenza del Consiglio non c’è nulla da fare: questa strada non è percorribile.

Lo stesso Miozzo nelle ultime ore è sembrato ben disposto rispetto all’ipotesi di ricevere la nomina da commissario in Calabria, andando a lavorare fianco a fianco con Gino Strada: “No comment, io non smentisco niente. Posso solo dire che voglio molto bene a Gino Strada, abbiamo lavorato molto bene insieme”, ha affermato a Radio Capital. Già negli scorsi giorni Miozzo aveva commentato l’ipotesi che circolava sul suo nome, ironizzando: “Mia moglie non avrebbe alcun problema a trasferirsi a Catanzaro”. Il riferimento è alle parole della moglie di Gaudio, ex rettore della Sapienza che era stato nominato commissario. Salvo poi rinunciare. Anche ieri sera il coordinatore del Comitato tecnico scientifico aveva commentato questa ipotesi: “Sarebbe un po' una follia per me, ma se uno non fosse un po' matto non farebbe certe cose. Ma lasciamo discutere la politica e le istituzioni e prendano le decisioni che devono”. Decisioni che, alla fine, sono andate in tutt’altra direzione.