Bufera sul segretario dell’Anm per il post contro la riforma della giustizia, Nordio: “Disgustoso”

Il segretario generale dell'Associazione nazionale magistrati (Anm), Rocco Maruotti, è finito al centro delle polemiche per un post in cui ha accostato i fatti di Minneapolis, in particolare l'omicidio dell'infermiere Alex Pretti per mano dell'Ice, alla riforma della giustizia. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio è intervenuto per condannare le parole del segretario, che ha poi deciso di rimuovere il post, scusandosi. Una retromarcia ritenuta "inaccettabile" dal Guardasigilli, il quale ha criticato duramente Maruotti: "Il suo intelletto è inadeguato alla importanza della carica".
Cosa ha scritto il segretario dell'Anm e perché ha fatto infuriare Nordio
Il post in questione era stato pubblicato sul profilo Facebook del segretario dell'Anm, tra i sostenitori del No al referendum sulla giustizia. Maruotti commentava così l'omicidio dell'infermiere 37enne, ucciso a colpi di pistola da un agente dell'Ice durante un'operazione di controllo sull'immigrazione a Minneapolis: "Anche questo omicidio di Stato rimarrà impunito in quella ‘democrazia' al cui sistema giudiziario si ispira la riforma Meloni-Nordio".
L'accostamento con la riforma della giustizia ha fatto infuriare il ministro Nordio, che l'ha attaccato duramente: "Ha avuto l'ardire di associare l'immagine di un tragico evento a Minneapolis alle ragioni e agli obiettivi della nostra riforma. Ci auguriamo che la maggioranza dei magistrati cestini questo disgustoso messaggio nella pattumiera della vergogna. Esso offende non solo Governo e Parlamento ma anche chi amministra la giustizia", ha dichiarato, accusando Maruotti "di pregiudicare quel clima di ragionevolezza e pacatezza che da sempre auspichiamo nella imminenza del referendum".
La retromarcia e poi le scuse, Nordio: "Inaccettabili"
In mattinata sono arrivate le scuse del segretario che ha deciso di rimuovere il post dopo pochi minuti "perché, per come era scritto, si prestava ad essere strumentalizzato", ha dichiarato. "Non ritenevo e non ritengo opportuno paragonare la situazione statunitense, che pure deve porre interrogativi importanti sulla tenuta dello Stato di diritto in tutto il mondo, con quella italiana. E pertanto mi scuso con chi vi ha letto un accostamento improprio", si è giustificato. "La critica era rivolta a ciò che sta accadendo in questi giorni a Minneapolis e mirava a mettere in evidenza il fatto che il sistema accusatorio puro non rappresenta necessariamente un argine ad ingiustizie e gravi violazioni dei diritti umani come quelle che si stanno verificando negli Stati Uniti", ha aggiunto.
Il passo indietro non ha placato l'ira del Guardasigilli, che ha rincarato la dose: "Prendo atto della retromarcia tardiva e grottesca del segretario della Anm. Dopo il suo comunicato così indegno, le scuse, inaccettabili, rivelano o un intelletto inadeguato alla importanza della carica o la debolezza di un cuore incapace di essere coerente con le proprie pulsioni", ha commentato.
Le consigliere laiche del Csm (centrodestra): "Provvedimento disciplinare"
Nonostante le scuse la polemica è proseguita. Le consigliere laiche del Csm elette in quota centrodestra Isabella Bertolini e Claudia Eccher hanno chiesto di aprire una pratica disciplinare contro Maruotti per aver suggerito "l'idea, che peraltro non trova alcun riscontro nel testo della legge costituzionale in parola, che se vincesse il sì un'esecuzione per strada commessa dalle forze dell'ordine non sarebbe più punita, e a tal fine allega la foto dell'esecuzione, strumentalizzando una vicenda drammatica per meri scopi di campagna elettorale", hanno scritto. "Ciò anche in spregio di quanto affermato dallo stesso codice etico dell'Anm e del principio costituzionale sancito dall'articolo 48 che il voto è ‘libero' e ‘segreto'. Secondo le due consigliere "si tratta, in definitiva, di un post che travalica i confini dell'agone politico (ammettendo che anche un magistrato possa parteciparvi) con il maldestro tentativo di diffondere un pericolo di deriva autoritaria dello Stato, totalmente al di fuori della legge costituzionale approvata dal Parlamento, ed in totale spregio della separazione dei poteri, della continenza verbale, e del rispetto delle istituzioni". Per questi motivi, Bertolini ed Eccher hanno chiesto "l'intervento del Procuratore generale della Cassazione al fine di valutare eventuali illeciti disciplinari nei confronti del magistrato'.
Anche l'Unione delle Camere Penali si è smarcata, giudicando "indegno e vergognoso evocare simili scenari per insinuare che la riforma della magistratura trovi ispirazione in modelli repressivi e disumani, così alimentando paure e suggestioni del tutto infondate presso l'opinione pubblica".