Chissà cosa ne direbbe il povero Pannella che su Emma Bonino c'era arrivato prima di tutti. "Emma Bonino si comporta come se si fosse dimessa dal partito. – disse il 28 luglio del 2015 a Radio Radicale di fronte a un accigliato Massimo Bordin – Ha contatti con tutto il mondo tranne che con noi. Tanto per lei il problema è di continuare a fare parte del jet set internazionale". E il "jet set internazionale" per Emma è la sua naturale capacità di essere al centro dell'attenzione (proprio quell'attenzione che a Pannella è stata metodicamente negata per una vita) senza bisogno nemmeno di agitarsi troppo: negli ultimi mesi le sue dichiarazioni politiche sono l'esatto contrario di ciò che ha attuato il governo (anche la legge sul "testamento biologico" è stata salutata come viatico per una legge sull'eutanasia, del resto) sull'immigrazione, sull'intervento militare in Niger, sulla legge elettorale e molto altro eppure Emma prova un'irresistibile attrazione per il PD a corrente renziana: per fare cosa, in realtà, non è dato sapere.

Così, incassata la stima di nomi illustri, ora Emma ha trovato la soluzione per poter correre alle prossime elezioni senza obbligo di raccogliere le firme e si prepara ad abbracciare Bruno Tabacci per ovviare a una legge elettorale che definisce "antidemocratica" e allearsi così con quelli che l'hanno scritta. Così, in scioltezza.

Tabacci, intanto, da buon democristiano incassa la nuova alleanza con la soddisfazione di chi ha brigato tutta una vita per incastrare alchimie politicistiche e anche questo giro rischia di ritrovarsi una poltrona. E chissà che ci dice la Bonino di questo Tabacci che il 20 febbraio del 1993 in un discorso alla Camera annunciava commosso “comunque vada la mia vicenda giudiziaria, mi ritirerò dalla politica" e che uscito dalla Camera dei Deputati nel 1994  si regala 7 anni di riposo (lautamente retribuito come consigliere d’amministrazione di Eni, Snam, Efibanca e presidente dell’Autostrada della Cisa, la A15) per rientrare in Parlamento con il listone di Silvio Berlusconi nel 2001 e poi iniziare la sua lenta trasmigrazione a sinistra.

Chissà che ne dice la Bonino del Tabacci che discuteva della legge 40 (quella sulla procreazione assistita) augurandosi "in ogni caso di non annullare il mistero della vita"; chissà che ne dice la Bonino di questo Tabacci che con Pisapia si è occupato negli ultimi mesi di "riunire il centrosinistra" (senza capire esattamente mai chi con chi) e che è sopravvissuto al fallimento dell'operazione diventando un pisapiano senza Pisapia; chissà che ne pensa la Bonino del Tabacci che fu assessore a Milano proprio con Giuliano Pisapia sindaco e che si oppose strenuamente al registro delle coppie gay dichiarando: “Penso si possa andare verso un’estensione dei diritti civili” ma non “scimmiottare un rapporto così delicato e trasformarlo in un fatto che ha una rilevanza di natura costituzionale”.

Eppure la grandezza della Bonino forse è tutta qui: riesce ad incarnare lotte che da tempo molti in altri componenti politiche portano avanti con integrità riuscendo a sembrare la più integralista di tutti e così trasforma una sua battaglia personale (tirando in mezzo anche una presunta vendetta personale del ministro Minniti) volando leggera nella danza della partitocrazia che finge di disprezzare. Si muove leggiadra tra coalizioni di improponibili coinquilini (c'è Tabacci ma c'è anche la Lorenzin, per dire) marchiando come bizantinismi quegli stessi meccanismi che utilizza per la sua autopreservazioni. Se Parigi val bene una messa, del resto, anche in questo giro un Tabacci val bene qualche posto in Parlamento. Sicuro.