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Bollo auto, dal 2026 si cambia: le nuove regole su pagamento, fermo e passaggi di proprietà

Dal 2026 il bollo auto cambia per i nuovi veicoli: non si potrà infatti più pagare a rate, mensili o semestrali, ma in un’unica soluzione. Novità anche per i veicoli sottoposti a fermo amministrativo, mentre resta invariato il superbollo.
A cura di Francesca Moriero
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A partire dal 2026 il bollo auto, la tassa di proprietà che ogni automobilista deve versare annualmente, subirà una modifica importante: per le auto immatricolate da quell'anno in poi, non sarà più possibile pagare la somma dovuta a rate. L'importo sarà sempre legato alla potenza dei veicoli e alla classe ambientale, ma dovrà essere versato in un'unica rata. Le scadenze sono fisse, legate al mese di immatricolazione del veicolo; la misura è contenuta nel 17° decreto attuativo della riforma fiscale approvato dal Consiglio dei Ministri, che punta alla semplificazione del rapporto tra cittadini e amministrazione.

Le nuove regole sul bollo auto dal 2026, scadenza fissa ogni anno

Per le nuove immatricolazioni a partire dal 2026, il bollo auto andrà pagato entro l'ultimo giorno del mese successivo a quello in cui il veicolo è stato immatricolato; e questa data diventerà il riferimento fisso anche per gli anni successivi. Un esempio pratico: se un'auto viene immatricolata a marzo 2026, il bollo andrà pagato entro il 30 aprile 2026. L'anno dopo, la scadenza sarà di nuovo il 30 aprile, e così via. Questa modifica non riguarda i veicoli già in circolazione, che continueranno a seguire le regole attualmente in vigore.

Chi decide e chi incassa: il ruolo delle Regioni

Nonostante il cambiamento nella modalità di pagamento, resta invariata la competenza regionale. Il bollo è una tassa regionale, ma cosa vuol dire? Significa che l'importo va versato esclusivamente alla Regione in cui il contribuente ha la residenza anagrafica. Saranno quindi poi le Regioni a stabilire eventuali esenzioni, agevolazioni, riduzioni e persino le aliquote applicabili. Anche la gestione degli avvisi e dei controlli resta in mano agli enti regionali.

Fermo amministrativo: dal 2026 si paga comunque

Un'altra novità importante riguarda i veicoli sottoposti a fermo amministrativo, ovvero quei mezzi bloccati per gravi violazioni del Codice della Strada e non più autorizzati a circolare; finora, in base a una sentenza della Corte Costituzionale del 2017, questi veicoli erano esentati dal pagamento del bollo. Dal 2026 però, questa regola verrà superata: anche i veicoli fermi per provvedimenti amministrativi dovranno continuare a pagare la tassa di possesso.

Passaggi di proprietà: chi deve pagare il bollo

Nel caso dell'acquisto di un veicolo usato, la regola resta quella consolidata: il bollo deve essere pagato da chi risulta intestatario al PRA (Pubblico Registro Automobilistico) il primo giorno del periodo tributario. Questo significa che anche se il passaggio di proprietà avviene nei giorni successivi, sarà comunque il vecchio proprietario a dover pagare il bollo se il nuovo acquirente non risulta ancora registrato il primo giorno del periodo d'imposta.

Nessun cambiamento per il Superbollo dal 2026

Il superbollo, cioè l'addizionale prevista per i veicoli con potenza superiore ai 185 kW (circa 251 cavalli), rimane invece assolutamente invariato. Negli scorsi anni si era parlato più volte della sua possibile abolizione, ma finora non si è mai arrivati a una riforma concreta; la nuova normativa fiscale del 2026 non tocca questo aspetto: chi ha un'auto ad alte prestazioni continuerà a pagare questa tassa aggiuntiva.

Aumenta anche il costo dell'assicurazione Rc auto

Parallelamente al bollo, salgono anche i costi per l'assicurazione auto. Secondo i dati diffusi dall'Ania (Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici), il premio medio Rc auto è passato da 371 a 398 euro nel 2024. L'aumento è dovuto principalmente a un incremento dei costi per i risarcimenti dei sinistri; nonostante il rincaro, il divario con la media europea si sta riducendo, segno che l'Italia resta comunque uno dei Paesi con tariffe ancora superiori, ma in lenta convergenza verso la media UE.

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