Nel Pd si discute della decisione di Mario Draghi di scegliere tre ministri uomini dalle fila dem, soprattutto dopo che il segretario Nicola Zingaretti, in queste settimane, aveva indicato la parità di genere come un tema fondamentale per il governo nascente. All'interno del Partito Democratico si è aperta una polemica che vede le donne in prima fila nel contestare la decisione, che ancora una volta le lascia in secondo piano rispetto ad una classe dirigente prevalentemente maschile. Dopo aver sentito la senatrice Valeria Valente, Fanpage.it ha chiesto a Laura Boldrini la sua opinione. La deputata del Pd ed ex presidente della Camera, che segue da sempre con grande attenzione il tema della parità di genere a tutti i livelli, ha risposto alle nostre domande.

Onorevole Boldrini, qual è il suo punto di vista sulla composizione del nuovo governo?

È grave che il governo non sia composto da metà uomini e metà donne, perché nel nostro Paese ci sono tante donne in gamba, capaci e in grado di dare un contributo sostanziale in questo momento difficile. Averle lasciate indietro mi è sembrato un brutto segnale, anche perché nel resto d’Europa e negli Stati Uniti non va così. Ovunque oggi questo è un grande tema: le donne sono in primissima linea, hanno ruoli di potere in tutti i Paesi europei. Il Pd è un partito che sulla carta, sui documenti, sugli ordini del giorno afferma questo principio con forza e tante donne lavorano su questi temi e ci credono. Poi però quando si tratta di fare scelte politiche importanti, tutto questo si vanifica. Il lavoro di tante donne viene vanificato.

E perché succede?

Alla base c’è che questo partito non ha ancora capito l’importanza della parità di genere, e nonostante quello che scrive nei documenti, nelle scelte non considera prioritario questo punto. C’è una dissonanza, una discrepanza tra quello che viene scritto nei documenti e quello che poi viene fatto.

Zingaretti ha detto che si spenderà affinché ci sia una compensazione di genere nella scelta dei sottosegretari.

A me non piace questo modo di presentare la questione, le donne non devono essere accontentate. Le donne sono valore aggiunto, sono competenze, sono esperienze. Non è possibile che non vengano considerate per i ruoli di vertice, ma sempre per ruoli di chi deve stare un passo indietro, cioè anche basta.

Ci sarà un dibattito interno al Partito Democratico?

Sì, domani ci sarà la riunione della conferenza delle donne, ma non so cosa verrà deciso. Il dibattito si è già aperto, siamo tutte molto arrabbiate. Io vedo anche il livello di impegno che ci mettono le donne, alla Camera ad esempio, vedo l’impegno con cui lavorano in Commissione, in Aula, con cui affrontano i provvedimenti. C’è una tale motivazione che non può non essere ripagata, perché questo vuol dire non valorizzare il capitale umano che uno ha, ignorarlo è veramente miope da parte del partito.

La scelta dei ministri è stata fatta in autonomia da Draghi o hanno contribuito i dirigenti dei partiti?

Io non lo so, non so quale sia stata la dinamica, però il fatto che non sia stata inserita una donna mi sembra una cosa grave a prescindere, così come è grave che il governo ha meno di un terzo di donne e la gran parte senza portafoglio. Questa mi sembra una lettura svilente per le donne.

Ma come può un partito come il Pd fare un errore simile? Mandare al governo tre ministri uomini dopo aver posto con forza il tema.

Il punto è proprio questo: nessun partito come il Pd mette al centro il tema dell’uguaglianza di genere nelle politiche, nei documenti, negli ordini del giorno. Nessun altro partito ha la conferenza delle donne, un organismo importante. C’è una dissociazione tra quello che si dice e quello che poi si fa, come se queste buone intenzioni rimanessero sempre tali. Bisogna assolutamente che il partito consideri la parità tra uomo e donna una priorità assoluta per la società italiana, a cominciare quindi dal proprio operato. Non basta che venga affermato in documenti elaborati da sole donne. Questa esigenza deve essere compresa anche dagli uomini. Gli uomini devono essere in prima linea sulla parità e sull’uguaglianza di genere perché è un'esigenza del paese.

Quello della parità di genere è un tema importante, come è possibile che siamo ancora a questo punto?

Nella mia precedente esperienza da presidente della Camera ho incontrato parecchi leader e parlato di questo con loro. Mi ricordo Justin Trudeau, che ha iniziato il suo intervento in Aula dicendo "io sono femminista". E poi Barack Obama… Ma anche Pablo Iglesias: in Spagna hanno fatto una legge per cui il congedo parentale del padre è di 4 mesi come quello della madre, il che significa un investimento economico enorme. La grande discriminazione sul lavoro che le donne subiscono è proprio relativa alla maternità. Se padre e madre invece avranno diritto allo tesso periodo di assenza dal lavoro per genitorialità, non ci sarà più una discriminazione a carico delle donne e il datore di lavoro potrà scegliere alla pari. Noi in Italia abbiamo dovuto fare i salti mortali per ottenere dieci giorni…

Forse non è una priorità…

Allora se non è una priorità vuol dire che non si capisce quanto è importante, perché se un partito lo capisse allora dalle politiche si passerebbe agli investimenti e si deciderebbe che quel tema merita il massimo investimento. Invece quello che io noto è che se costa, non si fa. La tampon tax ne è l'esempio: ci siamo battute in tante per ridurre l’Iva sui materiali igienici femminili perché sono beni di prima necessità, non ci siamo riuscite. Spero che questo governo si renda conto della necessità di investire risorse del Recovery  per un piano straordinario sull’occupazione e l’imprenditoria femminile: siamo l’ultimo Paese per tasso di occupazione femminile, è il più basso insieme alla Grecia in Europa. Nelle decisioni importanti abbiamo bisogno di donne, perché abbiamo delle figure di grande competenza da mettere in campo. Se non consideri il problema serio, non consideri neanche la necessità di affrontarlo.

Certo che questo governo sembrava proprio l'occasione buona per un passo in avanti sulla parità di genere…

Io lo davo quasi per scontato, l’ho detto più volte pubblicamente, lo davo per acquisito perché è un dato che in Europa è acquisito. Abbiamo a capo della Commissione europea una donna, a capo della Bce una donna, abbiamo donne a capo dei partiti politici in mezza Europa. Un governo europeista come questo a mio avviso avrebbe dovuto avere le carte in regola anche sulla parità, e io ero sicura che fosse così, invece no, una grande delusione.