Board of peace per Gaza, Netanyahu dice sì a Trump: cosa farà Giorgia Meloni?

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in vista del Consiglio europeo straordinario di domani, cerca di mantenere la linea del dialogo e della prudenza, per non rompere gli equilibri, già compromessi, tra Unione europea e Stati Uniti. Al contrario ieri il presidente francese Emmanuel Macron ha fatto la voce grossa contro Trump: quello che si sta delineando, ha detto, è "un mondo senza legge in cui il diritto internazionale viene violato", denunciando "le ambizioni imperialistiche che stanno riemergendo". Per questo è un accanito sostenitore dello strumento anti-coercizione, il cosiddetto "bazooka", con cui l'Ue dovrebbe rispondere alle pesanti minacce di dazi americani.
In questo difficile contesto, in cui la Groenlandia continua a essere nel mirino di Trump, è sempre più complicato per Meloni ritagliarsi il ruolo di mediatrice. Per giovedì mattina, a Davos, dove si svolge il forum economico, Trump ha fissato una cerimonia per la nascita ufficiale del board of peace per Gaza. Meloni è stata invitata a farne parte ma sia nella maggioranza, Forza Italia in testa, sia sa parte del Quirinale ci sono molti dubbi sull'opportunità di partecipare all'organismo, in cui Trump ha voluto includere anche il presidente russo Putin e il dittatorew Lukashenko, presidente della Bielorussia.
Tra l'altro è prevista anche una quota di ingresso di un miliardo di dollari (anche se ci sarebbe tempo per versare la quota di adesione). Tanto che il tycoon è stato accusato di voler costruire un'Onu personale.
Fino ad ora i leader invitati sono 52 e solo in 8 hanno aderito ufficialmente. Nelle scorse ore il presidente argentino Javier Milei ha confermato la partecipazione alla cerimonia convocata dal presidente degli Stati Uniti per formalizzare il Board for Peace per Gaza. E anche il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha accettato l'invito del presidente Usa. L'Europa deciderà al summit straordinario di domani sera a Bruxelles, dove si discuterà della risposta da dare a Trump sui dazi minacciati dopo l'invio di truppe europee in Groenlandia. Cosa farà dunque Meloni? È la domanda che in molti si pongono in questo momento. Meloni da tempo aveva comunicato che non avrebbe partecipato al World Economic Forum in corso in Svizzera, anche se il suo nome, da "invitata", era stato inserito in una sessione di lavoro dal titolo "Le scelte dell'Europa in un mondo competitivo".
Per il momento la premier prende tempo. Non ha ancora deciso se parteciperà alla cerimonia di Davos organizzata da Trump e, eventualmente, in che forma, non escludendo di essere semplice spettatrice, senza firmare la carta istitutiva dell'organismo. Uno dei nodi problematici è chiaramente la presenza nel board di Vladimir Putin. "È una decisione che va presa con grandissima attenzione valutando tutti i pro e tutti i contro di una scelta di questo tipo con implicazioni importanti a livello internazionale", ha sottolineato il portavoce nazionale di Forza Italia Raffaele Nevi a Sky TG24.
La strada più probabile, ricostruita oggi dai giornali, è che Meloni partecipi alla cerimonia, ma senza firmare il documento. Una soluzione più morbida, rispetto al muro alzato da Macron, che le consentirebbe di non spezzare il filo diretto con Trump, faticosamente costruito durante l'ultimo anno.
I dubbi sul nuovo organismo sono anche di natura tecnica: non è chiaro se si configurerà come un organismo privato oppure un trattato internazionale, che dovrebbe passare dal vaglio del Parlamento, con una legge ordinaria. E ora chiaramente non ci sarebbe il tempo necessario per questo passaggio. Secondo quanto scrive il Corriere della Sera, l'Italia potrebbe dire no a Trump richiamando l'articolo 11 della Costituzione, che consente al nostro Paese di far parte di organismi internazionali, come il Board, ma solo in "condizioni di parità con gli altri Stati". Esattamente l'opposto della struttura dell'organismo voluto Trump, in cui il presidente Usa sarebbe a caso. Se anche il Parlamento ratificasse l'adesione al Board per Gaza, il Quirinale non firmerebbe la legge, proprio in virtù dell'articolo 11 della Costituzione.