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Blocco navale, Fratoianni (Avs): “Un nuovo scempio sui migranti, il governo disprezza il diritto internazionale”

Il Consiglio dei ministri approva il ddl immigrazione che introduce la possibilità di vietare temporaneamente l’ingresso nelle acque territoriali alle navi che trasportano migranti in caso di “minaccia grave” per ordine pubblico o sicurezza nazionale. Per Fratoianni si tratta solo di misure emergenziali, in contrasto con il diritto internazionale e destinate ad aprire nuovi contenziosi.
Intervista a Nicola Fratoianni
Segretario Nazionale di Sinistra Italiana e leader di Alleanza Verdi e Sinistra.
A cura di Francesca Moriero
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Il termine "blocco navale" per anni è rimasto uno slogan agitato nei comizi e nei talk show. Ora entra, di fatto, in un disegno di legge. Non con quelle precise parole, ma la sostanza resta: il governo potrà vietare temporaneamente l'ingresso nelle acque territoriali italiane alle navi che trasportano migranti, in presenza di una "minaccia grave" per l'ordine pubblico o la sicurezza nazionale. È il cuore politico del ddl immigrazione approvato ieri, 11 febbraio, dal Consiglio dei ministri. Un testo ampio, che interviene anche su espulsioni, permessi di soggiorno, minori stranieri e centri di rimpatrio. Ma è sul mare che si concentra il vero cambio di passo: il controllo delle frontiere diventa infatti ora uno strumento straordinario attivabile con delibera del governo per periodi rinnovabili fino a sei mesi, con sanzioni e confisca delle navi per chi non rispetta il divieto. Una delega ampia per adeguare l'ordinamento italiano al Patto europeo su migrazione e asilo, che entrerà in vigore nei prossimi mesi.

Fratoianni: "Solo norme emergenziali"

"Ancora una volta solo norme emergenziali", commenta a Fanpage.it il leader di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni. A suo giudizio si tratta infatti di misure "sbagliate e inaccettabili sul piano politico ed etico", ma anche "irragionevoli e inefficaci". Secondo il deputato, infatti, l'impostazione del governo risponderebbe più a una logica di propaganda che a una reale gestione strutturale dei flussi.

Come funziona il meccanismo previsto dal ddl

Il meccanismo previsto dal ddl è questo: nei casi di "minaccia grave per l'ordine pubblico o la sicurezza nazionale", il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell'Interno, può vietare temporaneamente l'attraversamento delle acque territoriali. La misura dura 30 giorni, ma può essere prorogata fino a un massimo di sei mesi. Le condizioni che giustificano il divieto sono poi elencate in modo estremamente ampio: rischio concreto di terrorismo o infiltrazioni terroristiche; pressione migratoria eccezionale tale da compromettere la gestione dei confini; emergenze sanitarie internazionali; grandi eventi che richiedano misure straordinarie di sicurezza. Una formula che lascia margini significativi di valutazione politica.

"Perché in molti casi le norme annunciate confliggono esplicitamente con le convenzioni internazionali", dice ancora Fratoianni, che accusa l'esecutivo di mostrare "disprezzo per il diritto internazionale". Un riferimento che riguarda soprattutto il principio di non respingimento e i vincoli previsti dalle convenzioni sui diritti umani.

Sanzioni, confisca e responsabilità estesa

Non si tratta di un blocco generalizzato del Mediterraneo, ma di un potere di interdizione mirato, attivabile contro singole imbarcazioni. Nella pratica riguarderebbe soprattutto le navi delle organizzazioni non governative impegnate nei soccorsi. Se una nave viola il divieto, scatta una sanzione amministrativa da 10mila a 50mila euro. In caso di reiterazione con la stessa imbarcazione, è prevista la confisca del mezzo e il sequestro immediato. E la responsabilità non ricadrà solo sul comandante, ma anche sull'armatore, sul proprietario e sull'utilizzatore.

Il nodo dei Paesi terzi e il "modello Albania"

Resta poi un nodo centrale: dove verrebbero portate le persone a bordo? Il ddl prevede che possano essere condotte non solo nel Paese di provenienza, ma anche in Paesi terzi con cui l'Italia abbia stipulato accordi per "assistenza, accoglienza o trattenimento", anche in vista del rimpatrio. È la formalizzazione legislativa del cosiddetto "modello Albania": centri fuori dal territorio nazionale, in Stati considerati sicuri o comunque legati da intese bilaterali. Una soluzione che il governo rivendica come compatibile con le nuove regole europee, ma che apre interrogativi giuridici rilevanti.

"Noi ci batteremo per impedire questo nuovo scempio", conclude Fratoianni, annunciando battaglia in Parlamento contro un impianto che l'opposizione considera non solo sbagliato politicamente, ma destinato a produrre nuovi contenziosi davanti ai giudici italiani ed europei.

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