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Beppe Grillo porta Conte in tribunale: è battaglia sul simbolo e il nome del M5S

Il fondatore del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, ha citato il partito guidato da Giuseppe Conte per riottenere nome e logo. La prima udienza è attesa a luglio.
A cura di Francesca Moriero
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La rottura, ora, è nero su bianco. Beppe Grillo avrebbe deciso di portare davanti ai giudici il Movimento 5 Stelle guidato da Giuseppe Conte, aprendo una causa sulla titolarità del nome e del simbolo. L'atto di citazione sarebbe stato notificato al Tribunale di Roma; la prima udienza, fissata per luglio, potrebbe così segnare l'avvio di un confronto che si presenta come giuridico, ma che in realtà affonda le radici nella storia e nell'identità stessa del Movimento.

Da dove nasce la contesa

Per comprendere la vicenda bisogna però tornare alle origini. Il nome e il simbolo "Movimento 5 Stelle" fanno capo all'associazione nata a Genova nella fase fondativa, strettamente legata alla figura di Grillo e alla prima organizzazione del progetto politico. Con il passare degli anni, però, il baricentro dell'attività si è progressivamente spostato a Roma, dove si è consolidata una struttura diversa, più articolata, che ha gestito la partecipazione alle elezioni e il lavoro nelle istituzioni. Sarebbe proprio su questo passaggio che si concentrerebbe il nodo della causa. Secondo la ricostruzione alla base dell'azione legale, infatti, l'utilizzo del simbolo da parte dell'organizzazione romana sarebbe avvenuto inizialmente in virtù di una concessione, e non di un trasferimento definitivo dei diritti. Una distinzione che oggi appare decisiva: chi ha promosso la causa sostiene che quella concessione non si sia mai trasformata in una cessione formale e irrevocabile.

Sarà quindi il tribunale a dover chiarire se, alla luce degli accordi originari e delle successive trasformazioni del Movimento, l'uso del nome e del logo da parte dell'attuale struttura sia ancora legittimo oppure no. Decisione che potrebbe avere effetti rilevanti non soltanto sul piano legale, ma anche (soprattutto) su quello politico e simbolico.

L'evoluzione del Movimento

Dal 2009 a oggi il Movimento 5 Stelle ha attraversato una trasformazione profonda: nato come esperienza dichiaratamente alternativa ai partiti tradizionali, aveva costruito la propria identità su strumenti di partecipazione diretta e su un'organizzazione volutamente fluida, con pochi livelli gerarchici e con un forte richiamo alla base. L'ingresso nelle istituzioni ha però cambiato gradualmente questa impostazione: prima con l'approdo in Parlamento, poi con le responsabilità di governo, il Movimento ha iniziato a dotarsi di una struttura più definita, capace di reggere il peso dell'attività politica quotidiana.

Un passaggio chiave è stato l'aggiornamento dello statuto, che ha introdotto una figura di vertice più riconoscibile, e cioè: il presidente. Con l'arrivo di Conte alla guida, il Movimento ha infatti assunto un profilo più strutturato, con una leadership politica chiara e una maggiore centralizzazione nelle decisioni. Una trasformazione che, da un lato, ha accompagnato la maturazione del progetto politico, ma che dall'altro ha però accentuato le tensioni con la fase originaria e con chi, come Grillo, ne rivendica la continuità. Ed è proprio in questa distanza tra origine e presente che si inserirebbe oggi lo scontro legale: una disputa formale sui diritti, ma anche il riflesso di due diverse idee di cosa debba essere, oggi, il Movimento 5 Stelle.

Il punto della rottura

Alla base della causa ci sarebbe anche questo cambiamento: il Movimento attuale non coincide più con quello originario a cui nome e simbolo erano stati inizialmente associati. Le modifiche organizzative, le scelte politiche e l'evoluzione della struttura vengono indicate come elementi che avrebbero inciso sulla natura del soggetto che oggi utilizza quel marchio. In questo senso, la richiesta avanzata non riguarderebbe quindi soltanto la titolarità formale, ma anche la coerenza tra simbolo e realtà che lo rappresenta.

Cosa può decidere il tribunale

L'esito del procedimento non sarebbe soltanto una questione formale: se il giudice dovesse riconoscere la titolarità del nome e del simbolo all'associazione riconducibile a Grillo, l'attuale Movimento 5 Stelle guidato da Conte si troverebbe davanti a un passaggio delicato, con la necessità di rinunciare a entrambi e di ridefinire la propria identità pubblica. Un'eventualità che non riguarderebbe soltanto un cambio di nome o di logo, quindi, ma che, al contrario, inciderebbe sulla continuità politica e sulla riconoscibilità costruita negli anni, soprattutto agli occhi dell'elettorato.

Se invece il tribunale dovesse ritenere legittimo l'uso attuale, verrebbe di fatto confermato l'assetto consolidato negli ultimi anni: la struttura romana potrebbe continuare cioè a operare senza modifiche, rafforzando anche sul piano giuridico la propria posizione. In entrambi gli scenari, comunque, la decisione avrà un peso che andrebbe oltre la controversia in sé. Servirà infatti a chiarire, una volta per tutte, chi ha titolo a rappresentare il Movimento anche dal punto di vista formale, mettendo ordine in un passaggio rimasto finora ambiguo.

Colucci (M5s): "Causa infondata, pronti a chiedere i danni"

Alfonso Colucci respinge con decisione la mossa di Grillo e difende la posizione dell'attuale leadership guidata da Conte. Definisce infatti l'azione legale "assolutamente infondata" e sostiene che la pretesa di Grillo di essere proprietario del nome e del simbolo del Movimento sia "impropria e assurda". Secondo l'esponente M5S, infatti, già durante l'assemblea costituente sarebbe stato chiarito un principio politico preciso: identità, valori e strumenti del Movimento apparterrebbero alla comunità degli iscritti, non a singole figure, né del passato né del presente. Nel merito della vicenda, la linea è netta: sarà il giudice, afferma Colucci, a stabilire che anche la titolarità di denominazione e simbolo rientra in questa dimensione collettiva. Un passaggio che il deputato lega direttamente a una visione più ampia della politica, sottolineando come la "vita democratica" di una forza politica non possa essere ricondotta a logiche proprietarie o personali. Non solo difesa, però. Il Movimento annuncia anche una possibile controffensiva: pur dichiarando di voler affrontare il procedimento "con assoluta tranquillità", infatti, Colucci apre alla valutazione di una richiesta di risarcimento danni, definendo l'iniziativa giudiziaria "temeraria".

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