Gli assistenti civici non svolgeranno compiti di polizia. E non saranno incaricati di servizio pubblico. Le rassicurazioni di Palazzo Chigi cercano di placare lo scontro interno alla maggioranza sul ruolo dei 60mila volontari che verranno impiegati dai Comuni. Eppure potrebbe non bastare. Per questo dopo il vertice a Palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e i ministri Francesco Boccia (finito sotto attacco), Luciana Lamorgese e Nunzia Catalfo, si è concluso con un rinvio: “I ministri direttamente interessati metteranno a punto i dettagli nelle prossime ore”.

I dettagli, quindi, ancora non ci sono. I compiti che dovranno svolgere gli assistenti civici devono ancora essere definiti nello specifico. Soprattutto dopo le proteste del Movimento 5 Stelle e di Italia Viva, ma anche in seguito all’irritazione del Viminale. L’iniziativa è stata promossa dall’Anci, quindi dai comuni. Non sarà, comunque, un servizio di controllo della movida, assicurano da Chigi: “Quei soggetti volontari non saranno incaricati di pubblico servizio e la loro attività non avrà nulla a che vedere con quelle cui sono tradizionalmente preposte le forze di polizia”.

L’incontro si conclude positivamente anche per il Viminale, che prima aveva tuonato sostenendo di non essere stato informato e chiedendo con forza che questa iniziativa non comportasse compiti aggiuntivi per le forze di polizia. Perplessa anche la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo. Critica quella dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, che parla di “scelta errata, confusa e inopportuna”.

La polemica sul ruolo degli assistenti civici

Il problema nasce sul ruolo che questi volontari devono svolgere. Se da una parte non ci sembrano criticità per la parte riguardante l’assistenza alle persone più fragili, molti più dubbi suscita la possibilità che debbano vigilare sul rispetto del distanziamento sociale, sull’uso delle mascherine e sul divieto di assembramenti. Non effettueranno ronde, ma saranno “distributori di buona educazione”, assicura il presidente dell’Anci, Antonio Decaro. Ma neanche questo basta a tranquillizzare le opposizioni, che parlano di “deriva autoritaria” con Giorgia Meloni e partono all’attacco con Matteo Salvini: “Gli italiani hanno bisogno di fiducia, di sostegno economico e di lavoro, non di controllori, droni o ispettori alle calcagna”.

Ma le proteste sono anche interne alla maggioranza. A partire dal Movimento 5 Stelle che attacca con Gianluca Castaldi, sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento: “La fuga in avanti di Francesco Boccia sui 60mila assistenti civici non mi convince e non convince il M5s”. Critico anche Matteo Orfini, deputato del Pd: “Non servono assistenti civici. Servono ministri che facciano i ministri e amministratori che facciano gli amministratori”. A cui dà ragione il leader di Italia Viva, Matteo Renzi: “Solo a me sembra una follia finalizzata ad avere visibilità? Come spesso accade la penso come Matteo Orfini. Non sarebbe meglio valorizzare di più il terzo settore e il servizio civile?”.

Chi sono e cosa fanno gli assistenti civici

In questi giorni dovrebbe arrivare il bando della Protezione Civile per il reclutamento di 60mila assistenti civici. Si tratterà di un compito svolto su base volontaria e senza alcun compenso. Per diventare assistenti civici bisogna essere maggiorenni e disoccupati o percettori del reddito di cittadinanza o di ammortizzatori sociali. Il lavoro dovrà essere svolto per non più di tre giorni a settimana e per un massimo di 16 ore settimanali. I volontari godranno della copertura Inail in caso di infortuni. La loro gestione spetterà ai Comuni.