
“Le istituzioni non attacchino altre istituzioni”, ha detto Sergio Mattarella presentandosi per la prima volta in undici anni a una seduta plenaria ordinaria del Consiglio Superiore della Magistratura, che presiede.
Un monito tanto chiaro quanto grave, quello del Presidente della Repubblica, che ha un destinatario altrettanto chiaro: il governo Meloni e la sua campagna elettorale per far vincere il Sì al referendum sulla giustizia del prossimo 22 e 23 marzo.
Una campagna, quella di Meloni & co, che da qualche giorno – complici sondaggi non esattamente positivi – si è fatta molto semplice: basta prendere qualunque sentenza che non piace alla maggioranza e dire che, se voti Sì al referendum sulla giustizia, quella sentenza non ci sarà più.
È successo ieri con la mancata espulsione di un cittadino straniero con alle spalle 23 condanne, cui un giudice non ha convalidato il fermo in Albania. È successo oggi con la richiesta di risarcimento di 76mila euro a Carola Rackete, per il fermo illegale della nave di Seawatch, Ong che salva le persone in mare.
In entrambi i casi dal governo si sono levati strali contro la magistratura. E in entrambi i casi, il messaggio è stato chiaro: se vince il Sì la magistratura non potrà più permettersi di emettere sentenze che non piacciono al governo e a chi lo vota.
Ma la legge, in una democrazia, non funziona così, purtroppo per loro. È uguale per tutti proprio perché a volte scontenta anche chi comanda, se la infrange, o se prende decisioni improvvide per lisciare il pelo al proprio elettorato.
E la magistratura è indipendente proprio per garantire tutti noi cittadini del fatto che la legge sia uguale per tutti. Sia che fermiamo illegalmente una barca, sia se tratteniamo illegalmente una persona, sia se rispediamo illegalmente un criminale internazionale con un volo di Stato, anziché sbatterlo in carcere.
A destra, evidentemente, il vizietto di sentirsi al di sopra della legge non passa mai. A cambiare è la strategia.
Con Berlusconi si cambiavano le leggi, o si cambiavano le regole dei processi.
Con Meloni si cambiano i rapporti di forza tra istituzioni, provando ad assoggettare la magistratura ai voleri di chi governa. Delegittimandola, giorno dopo giorno, per convincere gli italiani che sia un potere fuori controllo, che non può restare indipendente, come fosse un bimbo cattivo. E che quindi ha bisogno di una bella riforma.
Quando Mattarella parla di attacco alle istituzioni, parla esattamente di questo. E dovremmo ascoltarlo, sia che siate per il Sì, sia che siate per il No. Per il bene della nostra democrazia.