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30 Novembre 2022
11:09

Armi all’Ucraina, Conte attacca il governo: “Guerrafondaio, ascolta la lobby delle armi”

Intervenuto alla Camera durante il dibattito sull’invio di armi all’Ucraina nel 2023, il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte ha criticato la linea del governo, chiedendo che le autorizzazioni a inviare armamenti passino sempre dal Parlamento.
A cura di Luca Pons
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"Questo governo non ha occhi per guardare le vere emergenze del Paese. Li chiude davanti a chi è in povertà assoluta. Ma ha orecchie ben pronte per raccogliere le istanze della potente lobby delle armi". Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 stelle, è intervenuto alla Camera per confermare che il M5s è contrario all'invio di nuove armi all'Ucraina.

La Camera dei deputati si è riunita questa mattina per discutere le mozioni che riguardano la guerra in Ucraina. Erano state presentate ieri, quando molti interventi si erano concentrati una decisione del governo: prorogare l'autorizzazione all'invio di armi in Ucraina nel 2023 con un emendamento al decreto Calabria, relativo ad altri argomenti. Pd e Movimento 5 stelle avevano chiesto di ritirare l'emendamento, e nella serata di ieri il governo ha deciso di farlo e procedere con un decreto a parte.

"Siamo giunti al nono mese del conflitto in cui la Russia ha tentato in tutti i modi di sovvertire la sovranità ucraina. Il Movimento 5 stelle ha condannato con forza l'invasione russa fin dal primo colpo, sostenendo la necessità di un sostegno militare. Ma oggi, questa non può più essere la soluzione", ha detto Conte. L'aiuto militare è servito ad "arginare l'iniziale asimmetria delle forze in campo, per garantire alla popolazione ucraina il diritto alla legittima difesa", ha concesso, ma "di negoziato non vediamo nessuna traccia". Per questo, nell'annunciare il voto favorevole del M5s alla propria mozione, l'ex presidente del Consiglio ha chiesto che "l'Italia abbia un ruolo da protagonista nell'apertura di una vera conferenza di pace, sotto l'egida dell'Onu, con il coinvolgimento della Santa sede".

Conte ha poi attaccato il governo Meloni, che ha "annunciato un sesto decreto per l'invio di armi all'Ucraina, ma questa non può essere una routine. Non si può assumere una decisione simile" senza che ci sia "un confronto politico sul tema".  Il problema che potrebbe venire dalla discussione in Parlamento dei decreti di invio di armi, ha sostenuto ieri Simonetta Matone della Lega, è che non si può "mantenere la riservatezza sulle attrezzature che vengono inviate". Ma Conte ha chiesto che ci sia un "passaggio nelle aule parlamentari, anche per garantire informazione trasparente ai cittadini".

"Se il governo vuole continuare la linea di armi a oltranza e zero negoziati, venga in Aula e ci metta la faccia, davanti agli italiani", ha continuato Conte, osservando poi che la legge di bilancio arrivata ieri alla Camera è "una manovrina nel segno dell'austerità, che dimentica i cittadini" ed effettua numerosi tagli, mentre "l'emergenza del governo Meloni oggi è accelerare le spese militari, per arrivare al 2% del Pil. Per noi l'emergenza sono la transizione ecologica, politiche per il lavoro, la crisi economica e sociale".

Tra gli altri interventi, Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana, ha tenuto posizioni vicine a quelle di Conte: "Dopo 9 mesi di guerra, e centinaia di migliaia di morti, quando arriva il momento in cui l'equilibrio sul campo rende possibile una trattativa di pace?", ha chiesto, ribadendo la posizione dell'Alleanza Verdi e Sinistra, contraria all'invio di armi fin dall'inizio della guerra. "Smettere di dare armi all'Ucraina non fa finire la guerra, fa finire l'Ucraina", ha replicato Ettore Rosato, di Italia Viva. Sulla stessa linea Giorgio Mulè, di Forza Italia: "Non portate voi, deputati Cinque stelle e di sinistra, la fiaccola della pace: la porta chi ha avuto la responsabilità di inviare le armi che servivano per proteggerla".

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