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Angelo col volto di Meloni, il parroco difende l’autore: “Anche Caravaggio lo faceva, non ritoccherò l’opera”

Il rettore della basilica di San Lorenzo in Lucina, Daniele Micheletti, è intervenuto a difesa del restauratore dell’affresco col volto di Meloni: “Anche Caravaggio si ispirava a personaggi noti”. E ha assicurato che non ritoccherà l’opera: “Non vedo il motivo. Non siamo una parrocchi meloniana”.
A cura di Giulia Casula
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È diventato un caso politico l'affresco apparso nella basilica di San Lorenzo in Lucina, a Roma, in cui è raffigurato un angelo con le fattezze di Meloni reggere la mappa dell'Italia. Un restauro realizzato dallo stesso autore dell'opera, Bruno Valentinetti, che ha negato di essersi ispirato al volto della premier. A intervenire in sua difesa, il rettore della basilica, Daniele Micheletti: "Non capisco tutto questo clamore. Un tempo i pittori negli affreschi mettevano di tutto anche Caravaggio in quadro mise il volto di una prostituta", ha dichiarato.

Il parroco ha spiegato che gli interventi sono stati "fatti nella Cappella Canaletti, una famiglia del ‘600/'700. Si tratta della Cappella delle anime sante ossia delle anime del purgatorio. Non c'era nessuna decorazione, poi nel 2000 Bruno Valentinetti fu pregato di fare le decorazioni. Si tratta di composizioni floreali, con due angeli sulle pareti".

La sovraintendenza "fu informata da me ma non sono sotto tutela perché sono molto recenti. Furono poi rovinate a causa di alcune infiltrazioni d'acqua sia dal tetto che dal basso. Io sono arrivato quando gli angeli già non si vedevano più. Io ho mandato la comunicazione che avremmo ripristinato quello che c'era", ha aggiunto.

Il Vicariato invece, ha precisato di esser stato messo al corrente, ne 2023, di un’azione di restauro senza nulla modificare o aggiungere sull’affresco in questione e che "la modifica del volto del cherubino è stata un’iniziativa del decoratore non comunicata agli organismi competenti".

Dal canto suo Micheletti ha assicurato che la sua non è "una parrocchia meloniana" ma che non intende ritoccare l'affresco. "Non ci trovo nulla di male, anche Caravaggio per dipingere le sue Madonne e Giotto nella Cappella degli Scrovegni si ispirava a personaggi noti e gente del popolo. Se l'angelo somigli alla premier non è una cosa voluta", ha proseguito.

Secondo il parroco "non c'è motivo di ritoccare l'affresco". "È stato realizzato su un muro vicino alla sagrestia. Al centro c'è il Buso dell'ultimo de di Italia Umberto II di Savoia e lì accanto sono stati dipinti due angeli". E sul restauratore ha aggiunto: "Forse non è proprio un uomo di sinistra ma non è un imbianchino. È molto bravo".

Il cardinale vicario del Papa: "Improprio strumentalizzare l'arte sacra"

Intanto il cardinale vicario del Papa, Baldo Reina, ha voluto prendere le distanze dalle dichiarazioni di monsignor Micheletti e ha espresso la propria amarezza per quanto accaduto. In una nota, ha fatto sapere che "avvierà nell'immediato i necessari approfondimenti per verificare le eventuali responsabilità dei soggetti in causa. Nel rinnovare l'impegno della Diocesi di Roma per la custodia del patrimonio artistico e spirituale, si ribadisce con fermezza che le immagini d'arte sacra e della tradizione cristiana non possono essere oggetto di utilizzi impropri o strumentalizzazioni, essendo destinate esclusivamente a sostenere la vita liturgica e la preghiera personale e comunitaria", ha concluso.

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