Oggi le commissioni Bilancio e Affari economici del Parlamento europeo si sono sono riunite per fare il punto sul Recovery & Resilience Facility. In particolare si è votato sul regolamento che disciplina l'erogazione delle risorse dell'Ue agli Stati membri in risposta alla crisi economica innescata dalla pandemia di coronavirus. Ed è arrivato il via libera alle condizionalità che gli Stati membri dovranno rispettare per avere accesso alle risorse europee. Dei vincoli, quindi, che riguarderanno anche il Recovery Fund, spesso dipinto come una pioggia di soldi in arrivo sugli Stati membri per farli uscire dall'emergenza coronavirus. Ma non è proprio così.

Nel nostro Paese, quando si parla di condizionalità si pensa più che altro al dibattito sul Meccanismo europeo di stabilità, ma in realtà dei limiti ci saranno anche per i fondi stanziati da Bruxelles appositamente per far fronte alla crisi Covid. Del resto il Recovery Fund è una facility, che fissa degli obiettivi e dà il via libera all'erogazione delle risorse corrispondenti solo quando tali obiettivi sono stati raggiunti. Le condizionalità, si intende, sono intrinseche alla sua struttura.

Quali sono le condizionalità sul Recovery Fund

L'Unione europea non è un bancomat e per avere accesso alle ingenti risorse messe in campo gli Stati membri, nel disegnare il loro Recovery Plan, devono rispettare una serie di parametri. In altre parole, l'erogazione di questi fondi è vincolata al raggiungimento di definiti obiettivi. Bruxelles non finanzierà incondizionatamente tutti i progetti: questi devono seguire le linee guida dettate dall'Ue. Un meccanismo pensato perché i miliardi stanziati dall'Unione per fronteggiare la crisi non vengano sperperati.

L'estate scorsa, mentre era nel vivo la discussione sull'aspetto (e le dimensioni) che avrebbe dovuto assumere il Recovery Fund, i cosiddetti Paesi frugali avevano insistito perché fossero inserite delle condizionalità di tipo economico, imponendo agli Stati che ricevono le risorse comunitarie di rispettare le raccomandazioni che la Commissione europea ha elaborato ad hoc per ognuno di questi.

In Italia si è parlato molto di condizionalità, ma in un altro dibattito: quello sul Mes. In realtà dei paletti saranno anche applicati anche per quanto riguarda il Recovery Fund. Oltre all'attenersi alle linee guida di Bruxelles c'è anche un altro meccanismo regolatorio, il cosiddetto freno di emergenza richiesto sempre dai Paesi frugali, che potrebbe sospendere l'erogazione delle risorse in assenza di piani nazionali convincenti e sufficientemente strutturati. Non si tratta di un diritto di veto da parte degli Stati membri sui Recovery Plan nazionali degli altri Paesi, ma un meccanismo di controllo per cui in casi eccezionali i singoli possano chiedere di portare a Bruxelles gli impegni e le riforme di un altro Stato, per verificare che questi siano stati rispettati.

Cosa ne pensano i partiti in Italia

"Siamo a favore del Recovery Fund ma non possiamo accettare un Regolamento che reintroduce le regole dell'austerità mettendo a serio rischio la fase attuativa del piano in Italia", ha commentato Raffaele Fitto, Co-Presidente del gruppo Ecr e membro della Commissione Affari Economici del Parlamento Europeo. L'esponente di Fratelli d'Italia ha quindi annunciato la sua astensione al voto di oggi nella commissione dell'Europarlamento.

"Il Recovery Fund non può e non deve trasformarsi in un nuovo Mes, un nuovo strumento per strangolare le economie del sud Europa, a partire da quella italiana. Se vuole essere davvero uno strumento per la ripresa si deve consentire di spendere fino all'ultimo centesimo le risorse previste, naturalmente con trasparenza e regolarità ma senza reintrodurre dalla finestra la stagione dell'austerità che tutti a parole dichiarano di aver archiviato per sempre", ha poi aggiunto il capodelegazione di FdI a Bruxelles, Carlo Fidanza.