In Italia sono state somministrate poco più di tre milioni di dosi di vaccini contro il coronavirus. A livello nazionale si tratta dell'84,3% del totale di quelle disponibili. Prosegue quindi la campagna per immunizzare la popolazione e proteggerla dal coronavirus, ma alcune Regioni hanno detto di essere pronte ad andare autonomamente sul mercato per procurarsi più dosi, velocizzando in questo modo la strada verso l'immunità generale. Specialmente di fronte alle varianti, che preoccupano tutta Europa, e ai continui ritardi nelle consegne da parte delle farmaceutiche che hanno ricevuto il via libera dalle agenzie europee.

Le Regioni che vogliono acquistare i vaccini da sole

"Non abbiamo fatto questa operazione per far politica. Ci sono 5 milioni di veneti che, potenzialmente, potrebbero chiedere di essere vaccinati. Quindi li vogliamo per tutti", ha detto il governatore del Veneto, Luca Zaia, annunciando che il direttore della sanità regionale si sta muovendo per l'acquisto di "27 milioni di dosi, divisi in due blocchi di 12 e 15 milioni da due distinti intermediari". Ieri lo stesso Zaia si è anche confrontato con il commissario straordinario per l'emergenza e responsabile della campagna vaccinale, Domenico Arcuri, in merito alle forniture di vaccini anti-Covid individuate dal Veneto sul mercato.

E sono altre le Regioni sulla stessa scia: il Piemonte e la Lombardia in primis, ma anche Emilia Romagna e Liguria hanno espresso la volontà di procedere in autonomia nell'acquisto dei vaccini contro il Covid-19, in modo da superare carenze e ritardi della strategia comune europea. Ma l'Aifa, l'Agenzia italiana del farmaco, frena e chiede alle Regioni pieno "rispetto delle norme per l'importazione dei farmaci".

La questione delle clausole europee

Ma cosa dice la normativa riguardo all'acquisto dei vaccini contro il coronavirus? Ad oggi tutti gli Stati membri partecipano all'acquisto delle dosi attraverso l'Unione europea. In altre parole, la Commissione europea ha negoziato in anticipo con le diverse case farmaceutiche produttrici di vaccini anti-Covid e ogni Stato ne riceverà poi una quantità in proporzione ai suoi abitanti. Non è ammesso che uno Stato firmi dei contratti bilaterali direttamente con le farmaceutiche. Ma attenzione, questo solo per quanto riguarda quelle comprese nel portafoglio di Bruxelles. Che sono: Pfizer-BionTech, Moderna, AstraZeneca, Curevac, Johnson & Johnson e Sanofi/Gsk. A questi a breve si dovrebbero aggiungere anche dei contratti con Novavax e Valneva.

Allo scoppio della pandemia tutti gli Stati hanno deciso in comune accordo di lavorare fianco a fianco nella lotta contro il virus e nella campagna di vaccinazione. Ad ogni modo, non tutti i vaccini contrattati dall'Ue sono già disponibili. Alcuni sono ancora in attesa dell'approvazione da parte dell'Ema, l'Agenzia europea per i medicinali. Per ora hanno avuto il via libera i vaccini prodotti da BionTech-Pfizer, AstraZeneca e Moderna.

Che vaccini potrebbero comprare le Regioni

Lo stesso Zaia ha però sottolineato che le Regioni non sono vincolate dai contratti Ue, come lo sono gli Stati, ammettendo però che queste siano comunque legate all'autorizzazione da parte del governo. Ragion per cui ha incontrato Arcuri e starebbe aspettando anche l'ok dell'Aifa. In realtà la questione sarebbe un po' più complessa, come spiegato anche dal portavoce della Commissione europea per la Salute, Stefan de Keersmaecker, il quale ha ribadito che le Regioni possono sì acquistare dosi aggiuntive, a patto che queste non facciano parte della strategia Ue.

In altre parole, se le Regioni voglio ricevere più vaccini, questi dovranno essere stati prodotti da altre farmaceutiche, che non abbiano già firmato un contratto con la Ue. Si rischia però di andare quindi verso dei farmaci che non hanno ricevuto l'approvazione dell'Ema o dell'Aifa. Il che chiaramente non avrebbe alcun senso: le Regioni si troverebbero a comprare dei vaccini che poi comunque non potrebbero essere somministrati in quanto non sono stati autorizzati dalle autorità competenti.