A che ora aprono e chiudono i seggi oggi domenica 22 marzo per il Referendum Giustizia 2026

Oggi, domenica 22 marzo, si vota per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. In questa prima giornata di consultazioni, le urne saranno aperte dalle ore 7 alle ore 23. Si potrà votare anche domani, lunedì 23 marzo, ma solo dalle ore 7 alle ore 15. Dopodiché, i seggi saranno chiusi definitivamente. Solo chi si trova già all'interno potrà completare le operazioni di voto. A quel punto inizierà lo spoglio.
Tutti i cittadini italiani sono chiamati a votare su un solo quesito: l'approvazione o meno della riforma Nordio della giustizia. Ci sarà una scheda verde con la domanda rivolta a ciascun elettore e due opzioni, "Sì" e "No", tra cui scegliere. Mettendo una X sul "Sì" si darà la propria approvazione alla riforma, che coinvolge le carriere di giudici e pm, il Consiglio superiore della magistratura e una nuova Alta corte disciplinare. Mettendo una X sul "No", invece, si affermerà la propria volontà di bocciare la riforma.
Si tratta di un referendum costituzionale, perciò non c'è un requisito di quorum. In altri termini, non importa quante persone andranno a votare. In tutti i casi, il risultato del voto sarà valido. A prescindere dalla percentuale di affluenza, se ci sono più Sì la riforma sarà approvata definitivamente, e se ci sono più No sarà respinta.
La riforma va a modificare sette articoli della Costituzione: gli articoli 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110. Tra i suoi effetti c'è la cosiddetta separazione delle carriere. Mentre oggi i magistrati della carriera giudicante (cioè i giudici) e quelli della carriera requirente (cioè i pubblici ministeri, che svolgono le indagini) fanno lo stesso concorso per accedere alla toga, con la riforma diventeranno due entità separate. Non si potrà passare da una carriera all'altra, cosa che oggi può avvenire una sola volta, solo nei primi dieci anni di carriera e solo cambiando Regione. E soprattutto giudici e pm non siederanno più insieme nel Consiglio superiore della magistratura, l'organo con cui i magistrati si autogovernano.
Nasceranno due CSM separati, uno per i giudici e l'altro per i pubblici ministeri. Un'altra grande novità è che i componenti ‘togati' – ovvero i magistrati – che vanno a comporre questi CSM non saranno più eletti, ma sorteggiati tra tutti i magistrati. In questo modo, si pensa, le ‘correnti' in cui la magistratura è divisa avranno meno peso al suo interno. Anche i componenti ‘laici' che fanno parte del CSM non saranno più eletti dal Parlamento, ma sorteggiati da una lista stilata dal Parlamento stesso.
Infine, nascerà l'Alta corte disciplinare che si occuperà dei casi di eventuali sanzioni disciplinari dei magistrati, sia giudici che pm. Anche i suoi componenti saranno sorteggiati, ma questa volta solo tra magistrati che lavorano o hanno lavorato alla Corte di Cassazione. Tre ‘laici' saranno scelti dal Parlamento, sempre per sorteggio, e tre saranno nominati dal presidente della Repubblica.