8 marzo, Mattarella: “La parità ci sarà quando non si chiederà più alle donne di seguire modelli maschili”

In occasione delle celebrazioni per la Giornata Internazionale della Donna al Quirinale, il presidente della Repubblica ha ricordato come il percorso per la parità di genere sia ben lontano dal dirsi concluso. Lo sarà quando “non si chiederà più alle donne di assumere modelli di comportamento maschili per vedere riconosciute il proprio ruolo e le loro capacità”.
A cura di Giulia Casula
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La parità di genere sarà raggiunta quando smetteremo di pretendere dalle donne modelli di comportamento definiti dagli uomini. È il potente messaggio pronunciato oggi dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione delle celebrazioni per la Giornata Internazionale della Donna al Quirinale.

"Quante risorse, quanti talenti abbiamo perduto nel corso dei tempi passati! Le istituzioni hanno offerto e offrono un esempio. Ma la questione non riguarda singole figure di eccellenza. La sfida riguarda milioni di donne, lavoratrici, professioniste, madri di famiglia. Il percorso potrà dirsi concluso soltanto quando non si chiederà più alle donne di assumere, nei diversi ambiti della società, modelli di comportamento maschili per vedere riconosciute il proprio ruolo, le proprie capacità e qualità. Finché questo non avverrà, continuerà a esserci una perdita di valori e di opportunità per l'intera società italiana", ha detto il Capo dello Stato.

Mattarella ha ricordato il primo voto delle donne in Italia, una delle tappe più importanti nel percorso di emancipazione femminile. "Dopo secoli in cui la donna era considerata in posizione subordinata e il suo ruolo nella società era confinato nella sfera familiare e domestica, il voto alle donne rappresentò il traguardo per il quale tante si erano impegnate", ha detto. "Una svolta scolpita, di lì a breve, nella nostra Costituzione, all'articolo 3. L'eguaglianza, la dignità e la libertà delle donne non come concessione dall'alto, ma come diritto fondamentale di ogni persona. Non fu ancora – ha sottolineato il presidente – il conseguimento dell'effettiva parità. Ma la Costituzione, affermandola, pose le basi del dovere della Repubblica di realizzarla e svilupparla, aprendo la strada a progressive conquiste legislative, realizzate soprattutto grazie all'impegno delle donne nel Parlamento e nella società", ha aggiunto.

Quest'anno si celebrano gli 80 anni della Repubblica e del voto alle donne."Quest'anno – ha sottolineato – la celebrazione riveste un significato speciale: ricorrerà tra breve l'ottantesimo anniversario della Repubblica, nata il 2 giugno 1946, quando le italiane, chiamate al voto dopo la prima volta nelle elezioni comunali di pochi mesi prima, che ripristinarono la democrazia nei Municipi, soppressa dalla dittatura, diedero il loro apporto decisivo alla costruzione della nuova Italia".

Il percorso verso la parità però, è ben lontano dal traguardo finale. Tra gli ostacoli l'enorme piaga della violenza di genere. "Appare – ed è – paradossale doversi occupare sovente di violenza di genere. Eppure, purtroppo, è necessario", ha detto Mattarella poco prima di rimarcare l'importanza dell'educazione come strumento di prevenzione. "L'impegno di civiltà di consegnarla al passato non richiede soltanto il rafforzamento delle norme di legge e gli strumenti di tutela, ma richiede soprattutto di depurare gli animi da una mentalità distorta, che si alimenta di pregiudizi atavici e di ignoranza colpevole. Educare al rispetto in famiglia anzitutto, a scuola, negli ambienti di lavoro, è la risposta più efficace per costruire una società in cui nessuna donna possa aver paura o possa esser lasciata da sola", ha sottolineato.

Mattarella è tornato a insistere sulla necessità di colmare il gap retributivo e occupazionale tra donne e uomini."Guardando al futuro, la nostra Repubblica deve continuare a valorizzare il ruolo delle donne, abbattendo gli ostacoli che tuttora ne limitano le potenzialità: il divario salariale, la scarsa presenza nei ruoli apicali delle aziende, la violenza di genere, la conciliazione tra vita e lavoro. Una società che investe nelle donne diventa oltre che più equa, più forte, più innovativa, più dinamica. Tutti i fattori indicano che l'economia cresce con il lavoro femminile e con esso cresce la qualità complessiva della vita. Promuovere politiche che favoriscano l'inclusione, la formazione, la leadership femminile, sostenere la maternità senza penalizzazioni di carriera, sono fattori fondamentali per il futuro della nostra Italia", ha aggiunto. "La Repubblica ha dato molto alle donne. Le donne hanno dato molto alla Repubblica. E l'equilibrio non è ancora alla pari".

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