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Reprimere il dissenso interno, bollare come "terrorista" chiunque osi opporsi alle misure dell'Esecutivo e, infine, riscrivere la storia creando una realtà parallela, alternativa ai fatti. Non è una distopia futura, qualcosa che stiamo ipotizzando possa accadere prossimamente, è la cronaca di ciò che avviene negli Stati Uniti non da oggi, ma da un anno: da quando Donald Trump si è insediato nuovamente alla Casa Bianca per un secondo mandato che ha ben poco a che vedere con la parentesi 2017-2021.
Siamo di fronte alla mutazione genetica della democrazia americana e, di riflesso, degli equilibri globali.
Trump non è più un incidente della storia, ma il faro ideologico di un’internazionale di estrema destra ormai consolidata. Una rete che collega Washington a Roma con Giorgia Meloni, passa per la Budapest di Viktor Orbán, salda i legami con Vox in Spagna, il Rassemblement National in Francia, l'AfD in Germania e Wilders nei Paesi Bassi. Un asse che attraversa l'Atlantico trovando sponda in Javier Milei in Argentina e che ora vede il Cile pronto a cadere con l'ascesa di un nostalgico di Pinochet. È un cambiamento sismico nella gestione del potere.
L'ICE e le prove di forza di Trump
È in questo scenario, dominato dalla contro-narrazione e dalla post-verità, che si consuma la tragedia di Renee Nicole Good. Una donna bianca, madre, cittadina statunitense, uccisa a sangue freddo a Minneapolis e immediatamente etichettata dalla Casa Bianca come "terrorista interna". La sua colpa? Secondo l’accusa di Trump aver tentato di investire un agente dell’ICE, la polizia speciale per l’immigrazione che da mesi, su ordine presidenziale, setaccia le città — con un accanimento chirurgico verso quelle a guida democratica — in vere e proprie retate. Il video però mostra un’altra realtà, la donna si stava allontanando quando un agente ha sparato dal finestrino.
Queste operazioni che non sono solo polizia, ma spettacolo, performance muscolare ad uso e consumo delle telecamere, esattamente come è avvenuto per la deportazione di Maduro da Caracas. Una prova di forza.
Un potere assoluto e senza controllo
Questa è la dottrina del potere trumpiano. Lo ha detto lui stesso, senza filtri, giusto ieri: i soli limiti che riconosce sono quelli della propria morale. Nessuna legge quindi, nessuna Costituzione può imporre confini al nuovo monarca. E ciò che accade oggi nelle strade di Minneapolis influenzerà il nostro mondo domani, se non già nelle prossime ore. Viviamo in un sistema interconnesso che sta subendo strattoni violenti: il diritto internazionale e umanitario, l'architettura nata dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale, vengono smantellati pezzo per pezzo. Trump ha già ritirato nelle ore scorse gli Stati Uniti da 66 agenzie internazionali, scegliendo un isolamento splendido e aggressivo, secondo la sua visione. Cambiamento climatico, cooperazione, diplomazia multilaterale: per il Presidente non sono opportunità, ma fastidiosi bavagli. Le sue azioni devono essere "al di fuori della legge", personali, imprevedibili.
Immunità totale per l'ICE
La conferma definitiva è arrivata nelle ultime ventiquattr'ore. Mentre l'agente che ha sparato a Renee Nicole Good, del quale non abbiamo ancora l’identità, si vedeva garantire "immunità totale" dal vicepresidente J.D. Vance, gli agenti federali dell'FBI estromettevano la polizia locale del Minnesota dalle indagini, bloccando l'accesso ai documenti e quindi alle prove. Il messaggio di Washington è chiaro: questo è un affare di Stato e lo gestisce il monarca. Dalla conferenza stampa di ieri, e dalle parole del responsabile per la sicurezza nazionale, la sentenza è già scritta: l'agente è un eroe, la vittima una terrorista.
In un mondo dove la separazione dei poteri era il cardine per evitare derive totalitarie, quella regola è stata cancellata. Oggi, la legge è la volontà di un solo uomo. Oggi, il re assoluto degli Stati Uniti e del mondo si chiama Donald Trump.
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