Alberto Brambilla è un esperto di previdenza, presidente del Centro studi itinerari previdenziali, ed è da tempo considerato vicino alla Lega. Il suo nome è spesso stato accostato all’Inps, come possibile successore di Tito Boeri. Ma ora Brambilla critica la quota 100, l’anticipo pensionistico introdotto proprio per volontà della Lega e che il presidente del Centro studi ritiene insoddisfacente per il modo in cui è stato realizzato e strutturato. Secondo l’analisi di Brambilla, illustrata con un intervento sul Corriere della Sera, la misura costerà in totale tra i 30 e i 33 miliardi e non porterà a un vero ricambio generazionale: per ogni dieci pensionati, secondo i suoi calcoli, uno solo verrà sostituito con un giovane. Per capire, comunque, se la misura funzionerà realmente, come sostiene il governo, si dovrà attendere qualche mese, quando si riuscirà a capire se ci sarà effettivamente la staffetta generazionale grazie alle nuove assunzioni.

I dati del Centro studi di Brambilla però permettono di fare alcune considerazioni. Intanto il costo totale dell’operazione si dovrebbe aggirare, in totale, intorno ai 30-33 miliardi di euro tra il mancato flusso dei contributi in entrata nelle casse dell’Inps e le maggiori spese per le prestazioni anticipate. L’ipotesi, secondo Brambilla, è che nel triennio vadano in pensione 300mila persone con la quota 100, ovvero con almeno 62 anni di età e 38 di contributi versati. La durata media dell’anticipo è tra 1,5 e 4,5 anni. In questo calcolo viene considerata anche l’opzione donna, così come la normale pensione anticipata prevista con i criteri della legge Fornero per chi ha 42 anni e 10 mesi di contributi.

Se la quota 100 non verrà rinnovata nel 2021 (e così dice anche il governo), gli effetti si esauriranno nel 2026. Secondo Brambilla, però, le aspettative di “un discreto rimpiazzo di neo-pensionati sono modeste”: un parere espresso sulla base degli attuali dati sull’occupazione. Ma non solo, perché va considerato anche il ciclo economico negativo, con il Pil che nel 2019 potrebbe essere sotto lo 0,4% e la produzione industriale in calo. L’esperto di previdenza sostiene che con questo sistema della quota 100 il conto lo paga lo Stato e non viene scaricato sul sistema produttivo, cioè sui lavoratori e sulle imprese.

La previsione viene realizzata da Brambilla sulla base dei dati forniti al 21 marzo dall'istituto di previdenza. Si parte dai dipendenti del settore privato: a presentare domanda sono stati circa 53mila e secondo l’esperto di previdenza pochi di questi permetteranno ai giovani di entrare nel mercato del lavoro: si tratterà, forse, di meno del 10%. Per quanto riguarda i 17.200 autonomi, invece, il rischio è che possano intestare “l’attività ai familiari e proseguiranno in ombra”. Le previsioni di Brambilla sono fosche anche per quanto riguarda il divieto di cumulo che potrebbe invece “dare luogo a un incremento del lavoro irregolare”. Poi c’è il discorso dipendenti pubblici: hanno presentato domanda in 30.500. “Andranno a sguarnire settori vitali come la scuola, la sanità e anche l’Inps, per questi la palla passa al governo. Certo che per far lavorare i giovani, dover pagare lo stipendio doppio (uno al pensionato e uno al neo assunto) non pare un grande affare”, sostiene Brambilla.