Una luce illumina le periferie di Napoli. A testimoniarlo, dopo i premi, i successi, le prestigiose collaborazioni di questi anni, la vittoria della compagnia Napoli Est Teatro alla quinta edizione del premio “Franco Cuomo International Award”, ritirato al Senato della Repubblica la settimana scorsa, nella Capitale. Un bel risultato per il Nest che è frutto della ricerca performativa che coinvolge i giovani della periferia di Napoli da dieci anni. Il quartiere di San Giovanni a Teduccio, periferia est di Partenope, dove si è stabilita la compagnia  con questo riconoscimento brilla di un fulgore tutto nazionale, come se i riflettori si spostassero in avanti, verso un futuro tutto da scrivere. Quasi a dire: è finita la fase della periferia che si riscatta, ora inizia quella dell'eccellenza in grado di competere su qualsiasi palcoscenico.

Il premio “Franco Cuomo International Award”

La cerimonia di assegnazione del premio si è tenuta in Senato nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, a Roma. La compagnia teatrale, il Nest, ha dedicato il premio connesso con la Sezione Teatro 2018 alla memoria dello scrittore, giornalista e drammaturgo napoletano, scomparso nel 2007, Ennio Fantastichini. La compagnia ha accettato il premio con un discorso in cui viene messa in rilievo la tenace militanza culturale del gruppo e riconosciuta l’ispirazione dei grandi quali Eduardo De Filippo, Pier Paolo Pasolini, Francesco Rosi, Franco Cuomo, Carmelo Bene fino a parlare della attuale vicinanza con Mario Martone. Nel discorso ampio spazio hanno avuto i giovani delle periferie e le alternative di vita da dare a chi non ne ha:

 “C'è da fare, si può fare, ne sono certo”. Abbiamo preso in prestito queste parole che furono dette da uno dei più grandi poeti e drammaturghi del 900. Eduardo de Filippo, 36 anni fa, nell'aula qui accanto alla presenza del presidente Pertini proferì questo discorso. Ci siamo concessi la licenza di cambiare i luoghi, il tempo, ma la richiesta di aiuto, ahimè, resta sempre la stessa: Si può fare… diceva Eduardo.Ecco, ognuno di noi può "adottare" un ragazzo del proprio quartiere, provare a farlo innamorare del proprio mestiere, insegniamogli che la vita è un dono meraviglioso!Si può fare. Noi ci crediamo. Solo così, forse, un giorno smetteranno di  costruire ghetti e chiamarli periferia. Dedichiamo questo premio a chi il primo giorno di questa grande avventura era presente a San Giovanni a Teduccio, al Nest, e passando per il nostro quartiere disse: "Meglio sudare in Teatro che sanguinare per strada". Venne in periferia a  testimoniare la sua militanza culturale: a Ennio Fantastichini”.

 La compagnia teatrale Nest

La Compagnia Nest nasce circa dieci anni fa proprio nella periferia napoletana di San Giovanni a Teduccio creata dagli attori Francesco Di Leva, Giuseppe Gaudino, Adriano Pantaleo, Andrea Vellotti e dal regista e autore Giuseppe Miale di Mauro. Dal momento in cui fu fondata concentrò le proprie energie sui ragazzi del quartiere dove tutto è iniziato è su di loro che punta, per creare, attraverso nuovi spettacoli, una nuova realtà. Una realtà costruita, performance dopo performance, con inestimabili sforzi dal basso, con azioni significative volte a catalizzare il cambiamento attraverso ciò che conta: la cultura. Piccole mosse di grande valore: come l’abbonamento sospeso, i posti in sala gratuiti, la partecipazione agli spettacoli e laboratori con professionisti, uno sforzo di gruppo per coinvolgere i ragazzi di periferia direttamente dando loro lo spazio necessario per farli tornare al centro.

“Per una stagione fortissima, vogliamo i vostri muscoli”

Il 14 e il 15 dicembre continua la programmazione 2018 con lo spettacolo “Aspettando il tempo che passa(e mentre passa nuje ce famicco viecchie), scritto con i detenuti dell’Istituto Penitenziario Minorile di Airola, nell’ambito del progetto “Il palcoscenico della legalità” ideato da Giulia Minoli in collaborazione con il  progetto di Co2 Crisis Opportunity Onlus, con Giuseppe Gaudino, Adriano Pantaleo, Valentina Minzoni e Salvatore Presutto per la regia di Emanuela Giordano. Il percorso di formazione ha coinvolto  i detenuti del carcere minorile di Airola. L’istituto penitenziario raccoglie delle realtà disagiate. Hanno partecipato alla realizzazione dello spettacolo adolescenti-adulti ai quali non è stato dato il modo e il tempo per coltivare il proprio futuro, adolescenti già padri, figli di boss.

Lo spettacolo teatrale “Aspettando il tempo che passa”

La compagnia spiega che l'idea è venuta proprio ai ragazzi:”Si sa, il tempo in carcere passa diversamente, è un tempo sospeso. Non possiamo avere la certezza di quando usciremo, eppure non sogniamo altro: uscire, per essere liberi. Il tempo raccontato è quello delle “chiacchiere” che abbiamo fatto tra noi, immaginando un ‘altalena che è il nostro tempo…” e tra una fata turchina a cui non si crede più, e un grillo inascoltato c'è una realtà scivolosa e complicata: “è la realtà di tante, troppe pericolose ‘tarantelle', è la realtà dei ragazzi reclusi." E ancora: “Riusciremo a trovare un lieto fine?” È la domanda che durante lo spettacolo emerge, come una fievole luce che illumina il futuro.