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L’Italia non vuole essere coinvolta nella guerra nel Golfo e a Trump questo non sta bene. Giorgia Meloni era un’amica fino all’altro ieri, una leader in gamba, bellissima e bravissima. Parole sue. Ma oggi è tutt’altro: oggi Trump si dice scioccato da Meloni, perché pensava che avesse coraggio ma si sbagliava. Dice che è inaccettabile che Meloni prenda le difese del Papa, che non le importi nulla che l’Iran possa sviluppare un’arma nucleare. Una bomba, precisa Trump in un’intervista con il Corriere della Sera, che userebbe per far saltare in aria l’Italia in due secondi se potesse.
Trump ha anche detto che è da molto tempo che ormai non parla con Meloni. Lei, nelle ultime settimane, aveva provato a distanziarsi dalla Casa Bianca, consapevole che quel rapporto la stesse mettendo in difficoltà con il suo elettorato, ma in generale con il Paese che difficilmente comprende le operazioni militari degli Stati Uniti nel Golfo, che stanno portando instabilità e aumenti dei prezzi.
Trump tra l'attacco a Meloni e il blocco di Hormuz
Non è una crisi che fa presagire una rapida risoluzione. Soprattutto dopo che gli Stati Uniti, non riuscendo a riaprire lo stretto di Hormuz, hanno deciso di bloccarlo a loro volta, di mandare le navi della Marina ad intercettare e dirottare quelle iraniane. Il primo round di negoziati tra Stati Uniti e Iran, iniziato nel weekend in Pakistan, è durato decisamente poco. Il problema, hanno detto, dalla Casa Bianca, sarebbe il fatto che l’Iran non ha intenzione di rinunciare all’arricchimento dell’Uranio, mentre gli Stati Uniti non solo pretendono lo stop allo sviluppo futuro, ma vogliono anche portare al di fuori del Paese l’uranio già arricchito. Insomma, sono bastate poche ore per rendersi conto dell’incompatibilità delle posizioni e le delegazioni hanno fatto i bagagli e sono tornate ognuna a casa propria. E immediatamente Trump ha annunciato il blocco navale dello stretto di Hormuz, di fatto già bloccato dall’Iran. O meglio, controllato dall’Iran.
Lo stretto è rimasto bloccato per settimane durante i bombardamenti da un lato di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, dall’altro dell’Iran contro i Paesi del Golfo. Teheran, nel concreto, ha disseminato il fondale di mine anti nave, restringendo quindi la parte navigabile e costringendola entro le acque territoriali iraniane, quelle dove i Pasdaran (avendo il controllo della sponda) possono avere a tiro chiunque transiti. Quando è stato raggiunto il cessate il fuoco tra Washington e Teheran, tra le varie clausole per lo stop ai missili, c’era anche la riapertura dello stretto. L’Iran ha acconsentito ma ha rivendicato il controllo su questa rotta, decidendo quindi le modalità con cui acconsentire o meno il transito. Del resto, anche nelle scorse settimane lo stretto non è rimasto chiuso per tutti: alcune petroliere iraniane e cinesi hanno sempre continuato a passare, portando barili dal Golfo verso Oriente.
L'Iran e i negoziati
Il controllo dello stretto di Hormuz è sempre stato il grande asso nella manica degli Ayatollah, che attraverso questa rotta hanno dimostrato di avere il potere di incidere sull’economia mondiale, facendo schizzare il prezzo del carburante alle stelle e, a catena, i costi ovunque. Trump quindi sta provando a mimare quel vantaggio, a farlo proprio, imponendo un blocco navale, paradossalmente, allo stretto già interessato dal blocco iraniano. Quello statunitense funzionerebbe in maniera diversa. Intanto verrebbe applicato solo alle navi che entrano o escono da porti iraniani, ragion per cui in questi giorni alcune navi sono riuscite a passare, in ultimo una nave cargo indiana diretta a Dubai. Geograficamente poi le navi della Marina statunitense si troverebbero in una posizione diversa, cioè al di fuori dello stretto, alla sua entrata. Chiaramente si tratta di una porzione di mare molto più estesa, estremamente complicata da controllare. Una petroliera cinese, già sanzionata da Washington proprio per i suoi rapporti commerciali con l’Iran, è riuscita nelle ultime ore ad attraversare lo stretto nonostante il blocco statunitense. E un’altra petroliera, sempre sotto sanzioni per trasportare petrolio russo e iraniano, è entrata in quelle acque senza problemi e dovrebbe attraccare nei prossimi giorni. L’incidente o lo scontro sono comunque dietro l’angolo e tanto è bastato per far salire ulteriormente i prezzi del petrolio, ormai stabilmente sopra i 100 dollari a barile.
La proposta di pace della Cina
La Cina, oltre a continuare a navigare come nulla fosse, si è anche attivata diplomaticamente per arrivare a un accordo di pace nel Golfo. Il presidente Xi Jinping ha presentato una proposta in quattro punti per portare stabilità nella regione e l’ha consegnata al principe ereditario di Abu Dhabi, negli Emirati, che ha incontrato a Pechino. In questa proposta sarebbero ribaditi principi come il rispetto del principio della coesistenza pacifica, quello del principio di sovranità nazionale, dello stato di diritto internazionale e del coordinamento tra sviluppo e sicurezza. Al tempo stesso Pechino ha condannato il blocco statunitense dei porti iraniani, definendolo pericoloso e irresponsabile, un’operazione che non fa altro che esacerbare le tensioni e minare il fragile accordo per il cessate il fuoco.
Il tycoon contro tutti: la polemica con il Papa e l'immagine AI
I toni, va detto, non si sono mai abbassati. Anche oggi il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha minacciato ripercussioni sul commercio globale se gli Stati Uniti sfideranno Teheran nello stretto. E i toni di Trump sono quelli che sappiamo. Il presidente statunitense è arrivato a prendersela con il Papa, cosa che ha sconvolto alcuni politici italiani – Giorgia Meloni in primis – molto più di tutto ciò che ha portato alla guerra nel Golfo. Trump, per riassumere ha detto che Papa Leone XIV è un pontefice debole, che è stato eletto solo in quanto cittadino statunitense e quindi si pensava che potesse rapportarsi meglio con lui. E dopo questo attacco frontale ha anche pubblicato sui social un’immagine generata con l’intelligenza artificiale che lo vede nelle vesti di Gesù Cristo in persona. Poi l’ha rimossa: forse si è reso conto che una bella fetta del suo elettorato è cattolico e non prende alla leggera immagini di questo tipo. Che forse, a qualche mese dalle elezioni di metà mandato, sono da evitare.
L'Italia sospende il rinnovo dell'accordo con Israele
Anche Giorgia Meloni forse ha fatto ragionamenti simili sul consenso e sulla sua base elettorale quando ha deciso di sospendere il rinnovo automatico dell’accordo sulla Difesa con Israele. Nelle ultime ore Meloni ha criticato le parole di Trump sul Papa – con molta più energia di quanto abbia mai fatto rispetto agli attacchi contro l’Iran – e poi ha fatto sapere che, considerando la situazione annuale, il rinnovo automatico del memorandum con Israele è stato sospeso. È un accordo che è stato ratificato a inizio degli anni Duemila e si rinnova automaticamente ogni cinque anni: riguarda la cooperazione tra i due Paesi nel settore della Difesa, quindi favorisce import ed export di materiali militari, organizza addestramenti congiunti, così come consultazioni, conferenze, pubblicazioni. Tutto nel settore militare. È rimasto in piedi durante la guerra a Gaza, è rimasto in piedi durante gli attacchi in Libano e in Siria. E ora, finalmente, il governo ha deciso di sospenderne il rinnovo automatico.
Nel momento in cui registro questo podcast Meloni non ha ancora risposto agli attacchi di Trump. Se si giocherà bene le sue carte, per lei potrebbero anche essere una buona notizia.
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