Sono circa 360 su 550 i medici di famiglia che a Napoli hanno dato la propria adesione a fare le vaccinazioni anti-Covid19. Di questi, 168 sono pronti a vaccinare nel proprio studio medico o a casa del paziente, altri 190 circa sono disponibili a farlo, ma negli hub vaccinali dislocati sul territorio cittadino, come la Mostra d’Oltremare o la Stazione Marittima. A questi, poi, si aggiungono i medici di base che non vaccineranno, ma segnaleranno sulla piattaforma regionale i loro pazienti fragili da vaccinare.

I motivi in questo ultimo caso possono essere vari, e c’è da tenere in considerazione anche la presenza di medici di famiglia immunodepressi o con patologie che normalmente a causa di questi problemi non partecipano nemmeno alle campagne di vaccinazione anti-influenzale.

Sono 65 i medici che non vaccinano a Napoli

A fronte di questi medici eroi, pronti ad impegnarsi nella lotta contro il Coronavirus anche al di fuori del proprio orario di ricevimento, organizzando le sedute vaccinali con i propri pazienti (per il momento over 80, over 70 e fragili), c’è anche però chi ha detto no. Ieri, il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio ha adottato un linguaggio militaresco per definire la battaglia al Covid19: «Siamo in guerra. Servono norme da guerra» E come ogni guerra, c’è anche chi, purtroppo, diserta.

Sono 65 i medici di medicina generale che, clamorosamente, hanno dato forfait. In pratica hanno rifiutato non solo di vaccinare (in studio, all’hub o a domicilio), ma anche di prenotare i propri pazienti fragili. Un comportamento perseguibile dal punto di vista etico-deontologico.

«Siccome l’adesione alla campagna vaccinale nazionale è obbligatoria – spiega Pina Tommasielli, medico di famiglia e referente dell’Unità di Crisi per la medicina territoriale – questi medici sono stati deferiti alla Commissione di Disciplina della Regione Campania». Sarà la direzione della tutela della Salute, quindi, a decidere se elevare eventualmente delle sanzioni disciplinari.