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Truffa sul Superbonus: nelle carte lavori mai fatti in Comuni che non esistono da 100 anni

Confisca per un milione di euro nei confronti di due imprenditori del Casertano; tramite falsa documentazione erano stati generati crediti fittizi che venivano poi monetizzati.
A cura di Nico Falco
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Cantiere, immagine di repertorio
Cantiere, immagine di repertorio

Dalla documentazione presentata risultava che i lavori erano stati effettuati anche in case nei comuni di Albegno (Bergamo) e Barco (Brescia). Una particolarità, sicuramente. Perché, entrambi, non esistono più da quasi cento anni: il primo è stato aggregato a Treviolo nel 1928, il secondo a Orzinuovi nel 1928. Particolari che emergono dalle indagini che hanno portato alla scoperta di una maxi truffa sul SuperBonus.

La confisca da un milione di euro

Protagonisti due imprenditori del Casertano, che sono stati condannati in via definitiva dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere per indebita percezione di erogazioni pubbliche in relazione ai crediti fittizi generati per lavori mai eseguiti con il SuperBonus. Dopo la sentenza è arrivata la confisca, eseguita dalla Guardia di Finanza, per beni per un milione di euro; il provvedimento fa seguito ad un precedente sequestro preventivo disposto d'urgenza nel 2023 dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere ed eseguito dalle Fiamme Gialle della Compagnia di Capua.

Le case fantasma e i comuni inesistenti

I due costruttori, è stato accertato nel corso delle indagini, nella falsa documentazione presentata per ottenere i benefici fiscali avevano riportato dati catastali di immobili riferibili a Comuni soppressi nei primi anni del 1900, come, appunto, Albegno e Barco.

La società oggetto di indagine, amministrata da un cittadino di Curti (Caserta), secondo gli inquirenti aveva generato crediti fittizi attestando l'esecuzione di interventi di riqualificazione energetica mai eseguiti, riferiti ad immobili inesistenti. Una volta generati, i crediti fittizi venivano monetizzati: venivano ceduti, in parte, ad un'altra società acquirente, che poteva utilizzarli come "moneta fiscale" per pagare debiti o per cederli a sua volta ad altri soggetti.

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