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Traffico di rifiuti nella Terra dei Fuochi, confiscati definitivamente i beni ai fratelli Pellini: valgono 205 milioni

Dopo un lungo iter, il Tribunale di Napoli ha disposto la confisca per i beni dei fratelli Pellini, gli imprenditori di Acerra condannati in via definitiva per disastro doloso continuato.
A cura di Valerio Papadia
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Il Tribunale di Napoli ha decretato definitivamente la confisca dei beni per i fratelli Giovanni, Cuono e Salvatore Pellini, gli imprenditori di Acerra, nella provincia partenopea, condannati in via definitiva a 7 anni di reclusione nel 2017 per disastro doloso continuato. Pertanto, i militari del GICO del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli hanno eseguito il decreto di confisca dei beni riconducibili ai tre imprenditori, il cui valore è pari a 204.914.706 euro. Le indagini condotte negli anni a carico degli imprenditori di Acerra hanno rilevato una sproporzione tra i beni posseduti e i redditi dichiarati; secondo gli inquirenti, i fratelli Pellini avrebbero accumulato la propria ricchezza grazie al traffico illecito di rifiuti nella Terra dei Fuochi.

La confisca arriva a seguito di un lungo iter: dopo una prima confisca dei beni nel 2019, confermata poi in Appello nel 2023, nel 2024 la Corte di Cassazione aveva annullato il provvedimento per vizi formali, disponendo la restituzione dei beni. Il Tribunale di Napoli, però, nel maggio del 2024 ha nuovamente disposto il sequestro dei beni e, con decreto depositato lo scorso 19 febbraio, ha poi disposto al confisca, sottolineando la perdurante pericolosità degli imprenditori, la sproporzione tra i redditi dichiarati e i beni nella loro disponibilità e l'inidoneità delle giustificazioni difensive.

Il provvedimento di confisca, pertanto, ha riguardato: 8 compendi aziendali, con sedi nelle province di Napoli, Frosinone e Roma; 224 immobili ubicati nella province di Napoli, Salerno, Caserta, Cosenza, Latina e Frosinone; e ancora, 75 terreni, 70 rapporti finanziari, 72 autoveicoli, 3 imbarcazioni e 2 elicotteri, per un valore complessivo, come detto, che sfiora i 205 milioni di euro.

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