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Campi Flegrei

Terremoto Campi Flegrei, Sarracino (Pd): “Il decreto del governo Meloni non basta. Musumeci è inadeguato”

Intervista al deputato napoletano del Partito Democratico: “Per i Campi Flegrei il decreto Meloni non dà risposte a famiglie senza acqua, territorio, imprese in crisi”
Intervista a Marco Sarracino
Deputato del Partito Democratico, componente della segreteria nazionale Pd
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Capo cronaca Napoli
Marco Sarracino, 37 anni, deputato Pd
Marco Sarracino, 37 anni, deputato Pd
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«Il centrosinistra ha offerto al governo collaborazione per tutto quello che c'è da mettere in campo a supporto delle popolazioni flegree. Dopodiché, noi parliamo con. gli amministratori locali. E i sindaci non hanno percezione di un governo che interviene. Ci sono centinaia di sfollati, attività commerciali chiuse chissà per quanto ancora, con famiglie senza reddito. Ci sono quartieri senz'acqua! Ma il ministro Nello Musumeci se rimanesse giorni senz'acqua non sarebbe quanto meno arrabbiato? Il decreto del suo governo paradossalmente non affronta nessuno di questi problemi e lui è inadeguato».
Marco Sarracino, deputato del Partito Democratico, napoletano, componente della segreteria nazionale Dem, non crede che il decreto del governo Meloni sia una risposta esaustiva dopo il terremoto 4.7 di venerdì 31 luglio.

Sarracino, cosa manca nel decreto?

«L'elenco è lungo. Registriamo alberghi con perdite fino al 50 percento e disdette a catena. A soffrire è tutta la filiera, dai ristoranti alle botteghe soprattutto adesso in estate. Eppure per loro il decreto non prevede un euro, né un'esenzione dai tributi. Chi ha perso la propria attività commerciale resta senza risposte. Sui servizi essenziali manca tutto. Non c'è un piano per i costoni e per i sottoservizi. Non c'è alcuna misura per la riparazione e la sostituzione delle condotte idriche danneggiate dal terremoto, mentre migliaia di persone sono ancora senza acqua».

Sono stati messe in campo risorse per controllare i palazzi lesionati…

«Ma no, manca anche una vera mappatura del patrimonio edilizio. Prendiamo le case a rischio crollo: vengono controllate solo su segnalazione. Senza una ricognizione seria, il territorio rischia di arrivare alla prossima scossa senza sapere quali edifici sono in pericolo con grave rischio per la incolumità. Il contributo statale per le riparazioni sale dal 50% al 70%. Ma il 30% resta a carico dei privati, a seguito della predisposizione delle schede di vulnerabilità sismica. Nessun finanziamento agevolato, nessuna garanzia statale, nessuna detrazione fiscale. Chi non ha quei soldi che fa? E chi, con la casa inagibile, continua comunque a pagare fitti e mutui?».

Però c'è un aumento di personale dedicato solo all'emergenza, nel decreto.

«E nel frattempo il governo nega ai Comuni la proroga dei contratti del personale tecnico che da tre anni regge l'emergenza. Il decreto autorizza la stabilizzazione, ma con requisiti e procedure impossibili da rispettare nei tempi e insostenibili per i bilanci comunali. Risultato: una promessa solo sulla carta che rischia di lasciare fuori proprio chi ha garantito il funzionamento delle strutture emergenziali».

Quindi giudizio negativo sull'atto del governo Meloni. Che si fa?

«Guardi, un territorio che convive ogni giorno con il rischio sismico non può essere gestito con provvedimenti che arrivano sempre un passo indietro rispetto ai fatti. Serve la volontà politica di stare davvero vicino a queste comunità che questo decreto non ha capito. Continueremo a batterci in Parlamento perché questo decreto venga corretto e integrato con le richieste concrete che arrivano dal territorio».

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