Storia di Giulietta, appena nata e destinata a vedere muri e sbarre, in carcere con la mamma detenuta
Giulietta è appena nata, il suo sguardo si infrange sui muri e non ha cielo. La mamma, Valentina, trentun'anni, italiana, è stata condannata a due anni e sei mesi di detenzione per furto. A giugno, Valentina si è vista respingere gli arresti domiciliari: ora che la bimba è nata e una volta conclusa la fase ospedaliera andrà con la madre nell'ICAM (Istituto a Custodia Attenuata per Madri Detenute) di Lauro, in provincia di Avellino. Ad oggi nel nostro Paese sono trentadue le donne detenute con figli, sedici si trovano proprio a Lauro, sono per metà italiane e per metà straniere. Per la precisione si tratta di una ragazza incinta e altre quindici con prole.
Samuele Ciambriello, garante dei diritti dei detenuti della Campania, spiega: «Fino allo scorso anno la legge in Italia lasciava al giudice una discrezionalità sulla possibilità che le donne incinte o con figli piccoli non andassero in carcere. Questa discrezionalità è venuta meno». Sono gli effetti del cosiddetto decreto-sicurezza del governo Meloni che ha trasformato il rinvio dell'esecuzione della pena per le donne incinte e le madri con figli sotto l'anno di età da obbligatorio in facoltativo, demandando al giudice la decisione caso per caso, mentre un tempo era automatico. In pratica, se il giudice decide di non rinviare la pena, la detenzione deve avvenire in Istituto. L'ICAM di Lauro può ospitare fino a 25 persone; altri istituti del genere si trovano a Venezia, Torino e Milano; ce n'è uno a Cagliari quasi sempre vuoto.
Nei giorni scorsi Ciambriello ha portato a Lauro una piscinetta e altri prodotti per i bambini. Racconta: «Avevo in braccio un bambino di tre mesi e un altro nato da appena sei giorni, e li hanno portati in qui. Lauro, è un ex carcere per tossicodipendenti, ha in organico ventotto agenti di polizia penitenziaria, di cui solo nove donne». In questi giorni gli avvocati di Valentina hanno richiesto nuovamente gli arresti domiciliari, per evitare che la vita di Giulietta inizi in carcere appena nata. «Può – conclude Ciambriello – il carcere essere il primo orizzonte di vita per una bambina?».