Siamo entrati nella tipografia dove si fabbricavano soldi falsi, in uno dei quartieri più ricchi di Napoli

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A cura di Nico Falco
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Il covo dei falsari di Napoli Group a due passi da piazza Amedeo: le banconote da 20 e 50 euro vendute al 10-20 per cento del valore e finivano a pensionati e casalinghe.

Il militare appoggia le mazzette di banconote sul tavolo. Sono da venti e cinquanta, impilate come mattoncini. A occhio, saranno diverse decine di migliaia di euro. Nuovissime, quasi perfette, inesorabilmente destinate al macero: sono tutti soldi falsi. E stavolta non li hanno prodotti in un capannone di periferia ma in uno dei quartieri più ricchi di Napoli. Nel pieno centro città, a cinquanta metri da piazza Amedeo e cinquanta metri dalla stazione della funicolare di Chiaia, all'interno di una tipografia abusiva che era diventata sede operativa di uno dei più importanti gruppi di falsari a livello internazionale. Siamo entrati in questo covo per vedere i macchinari utilizzati. E lasciate perdere le vecchie tipografie, quelle fatte di presse, rulli e, soprattutto, rumore continuo: ora il Napoli Group stampa tutto in digitale.

La rivoluzione del Napoli Group: stampanti digitali

Davanti alla stamperia, al piano terra di un edificio residenziale, ci sono ancora i militari della Guardia di Finanza. Ultimi controlli, sopralluoghi, moduli da riempire. Qualcuno si affaccia, sporge la testa oltre la soglia, è curioso di vedere cosa c'è in quel negozietto che stava sempre con la saracinesca aperta. Forse si aspetta di vedere i vecchi macchinari da tipografia, saltati fuori chissà da dove. Invece, dentro non è cambiato nulla: banconi, stampanti professionali, computer.

Sembra un dettaglio da poco, invece è una rivoluzione. Perché, fino ad ora, i finanzieri sono andati a caccia di capannoni, strutture situate lontano dai centri abitati, dove il rumore non avrebbe attirato troppo l'attenzione. Invece, col digitale, cambia tutto: si può usare anche un garage, persino un appartamento. Anche una piccola attività, una manciata di metri quadrati, direttamente fronte strada. Come la tipografia del Parco Margherita che, oltretutto, era anche completamente abusiva: niente insegne, né partita Iva, né alcun tipo di documentazione di attività.

Certo, non si può fare tutto con le stampanti digitali. E così il gruppo si appoggiava anche a una tipografia in zona Capodichino: era lì che venivano preparati i fogli filigranati su cui stampare le banconote, a Chiaia ci arrivavano già con l'ologramma della dea Europa impresso.

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La stamperia di soldi falsi nel centro di Napoli

Un passo oltre la saracinesca, e ad accogliere i clienti ci sono Antonio Bonocore, il pittore Cardone e il tipografo Lo Turco; è la locandina di "La banda degli onesti", fissata su un vecchio macchinario da tipografia usato come decorazione. Il cartello dice: "per tutto ciò che è stampa, rivolgiti a noi". Un messaggio che, alla luce della scoperta della Guardia di Finanza, sicuramente assume tutt'altro significato.

Più avanti c'è il bancone, dietro ci sono le stampanti. E, ovunque, il caos tipico di una piccola tipografia: progetti, stampe parziali, fascicoli e libri. Il militare appoggia le banconote sul tavolo, possono facilmente ingannare occhio e tatto. E quelle sono solo una piccola parte delle banconote trovate in quel locale: ce n'erano 12mila, per un valore nominale di 400mila euro. Sarebbero state smerciate a un prezzo compreso tra il 10 e il 20% del valore indicato: pagando tra i 5 e i 10 euro ti porti a casa una banconota da 50, la rifili al primo poveraccio che ti capita sotto tiro e il resto è tutto guadagno.

Le vittime sono pensionati e gente comune

Un reato di poco conto, così viene percepito. Anzi, che attira anche simpatia, forse perché immancabilmente ricorda Totò, Peppino e Giacomo Furia. Ma il fatto che non sia un reato di sangue, che non sia apparentemente violento, non cambia la sostanza. Le vittime non sono le grandi multinazionali o le banche: quelle hanno sistemi adatti per intercettare le banconote contraffatte prima che entrino in cassa. Le indagini hanno dimostrato che questi soldi vanno a colpire la gente comune: vengono spesi nei negozietti, nei mercati. Finiscono in mano a pensionati, casalinghe. Sono loro, le vere vittime.

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