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Si parla di Caivano ma è girata a San Giovanni a Teduccio: su “La preside” con Luisa Ranieri l’ironia dei napoletani

“La preside” non è il primo caso di location “cambiata” per esigenze. Il precedente di “Io speriamo che me la cavo” ambientato a Napoli ma girato a Taranto.
A cura di Giuseppe Cozzolino
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Chi conosce le "leggi" non scritte del cinema, lo sa: spesso la fedeltà alla trama, alle location o alla storia, viene sacrificata per la narrazione. Di esempi ce ne sono tantissimi, alcuni anche "grotteschi" come ad esempio ne "Il Gladiatore 2", dove la storia di Roma viene letteralmente reinterpretata liberamente, lasciando lo spettatore che conosce la storia un po' sorpreso da alcune "modifiche" per esigenze di copione, fino ad arrivare alle scritte, rigorosamente in inglese moderno, che appaiono sia negli affreschi delle case romane, sia sul sepolcro di Massimo Decimo Meridio, a sfregio del latino: dettagli che hanno fatto storcere il naso anche agli stessi statunitensi. Un esempio che serve a far capire come, nell'era della globalizzazione ormai totale, "fingere" di essere quel che non si è, diventa sempre più difficile. Anche quando si è costretti da fatti e circostanze.

E ieri sera, la fiction "La Preside" con Luisa Ranieri, in onda su RaiUno, ha dovuto fare i conti proprio con un fenomeno di questo tipo. Sia chiaro: la storia, e il messaggio che manda, sono tali che possono valere anche un piccolo sacrificio di location. Ma proprio il fatto che qualcuno ci abbia un po' riso su è anche e soprattutto figlio di questi tempi. Si va da "Ma quindi vivo a Caivano e non lo sapevo" ad un "Finalmente abbiamo il mare a Caivano". Ironia, appunto, dei residenti di ambo le parti.

La fiction di Caivano ambientata a San Giovanni a Teduccio

La fiction è ambientata, dicevamo, al Parco Verde nel comune di Caivano, hinterland settentrionale della provincia di Napoli. Tuttavia, molte scene sono state girate altrove, come ad esempio quelle nella scuola: gli ambienti dell'istituto superiore Francesco Morano di Caivano sono stati ricreati nell'istituto professionale alberghiero "Ippolito Cavalcanti" dei San Giovanni a Teduccio, quartiere orientale di Napoli. E fin qui niente di male. Peccato però che il Cavalcanti si trovi su via Lieto,  due passi da via Taverna del Ferro e viale 2 Giugno: una zona resa celebre dalla presenza dei grandi murales di Jorit che raffigurano Ernesto "Che" Guevara e Diego Armando Maradona, diventati meta di pellegrinaggio di turisti e non solo. Questo ha fatto sì che il luogo fosse chiaramente riconoscibile anche ai non napoletani. Tra le due scuole ci sono 25 chilometri di distanza, ma soprattutto a Caivano non c'è il mare mentre San Giovani a Teduccio occupa la costa orientale di Napoli, là dove una volta sfociava il fiume Sebeto. Portando così in molti ad ironizzare su questa scelta.

Il precedente di "Io speriamo che me la cavo"

Qualcosa di simile si era visto anche in "Io speriamo che me la cavo", il film del 1992 diretto da Lina Wertmüller e interpretato da Paolo Villaggio, tratto dall'omonimo libro bestseller di Marcello D'Orta, datato 1990. Ma erano altri tempi: in quel caso, fu "inventata" la città dal nome fittizio di Corzano – quella del libro era Arzano, hinterland Nord di Napoli – e le riprese si svolsero in gran parte a Taranto, in Puglia. Anche qui ci fu chi storse il naso, perché ad esempio era ben visibile lo stabilimento dell'Ilva, ben conosciuto da mezza Italia.

Altre scene furono girate tra Altamura e Corato, mentre solo poche altre nei comuni campani di San Giorgio a Cremano e Caserta, con la scena dell'ospedale invece girata addirittura a Tivoli nel Lazio. Ma furono, appunto, "esigenze di copione", e dunque anche in quel caso nulla accadde se non l'ironia, che all'epoca si manifestava solo dal vivo in mancanza dei social, degli abitanti del posto.

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