Sequestro Napolitano Store: “Restiamo chiusi 15 giorni”. Ma la Finanza dice tutt’altro

"Superiamo anche questa, abbiamo avuto una chiusura di 15 giorni": comincia così il messaggio con cui Angelo Napolitano, imprenditore di "Napolitano Store", sfruttando il canale a lui più congeniale, ovvero Tiktok, ha commentato il provvedimento di sequestro preventivo eseguito dalla Guardia di Finanza questa mattina nei confronti della sua attività. Fanpage.it apprende, però, da fonti investigative, che il sequestro firmato dal gip di Nola non ha un limite temporale e che riguarda, oltre la sede di Casalnuovo di Napoli, anche quella di Napoli, sul corso Garibaldi.
Napolitano su Tiktok: "Abbiamo avuto chiusura di 15 giorni"
Nel messaggio l'imprenditore 47enne prosegue dicendo di essere "a completa disposizione per acquisti o altro a Cardito o al Cis di Nola" e annuncia una nuova apertura, "sempre a Casalnuovo, in un'altra sede che domani sarà operativa".
I sigilli sono scattati questa mattina, 14 gennaio, e sono legati al procedimento che, nello scorso settembre, aveva portato al sequestro preventivo finalizzato alla confisca di oltre cinque milioni e mezzo di euro; le accuse sono di false fatturazioni ed evasione dell'Iva, stratagemmi che, secondo la Guardia di Finanza, l'imprenditore avrebbe utilizzato sistematicamente per evadere l'imposta e offrire i propri prodotti a prezzi nettamente più bassi rispetto a quelli di mercato.
Sigilli a Napolitano Store, disposta chiusura dell'attività
Le attività di Casalnuovo e del corso Garibaldi sono gestite dalla società "AM Distribution Srl", di cui Napolitano è rappresentante. Diversamente da quanto viene di solito in casi del genere, il gip non ha disposto un amministratore giudiziario ma decretato la chiusura, incaricando dei custodi per presidiare le strutture affinché non vengano sottratti i beni contenuti.
La scelta di non concedere la prosecuzione dell'attività potrebbe essere legata a quanto appurato dalle Fiamme Gialle in seguito al sequestro preventivo dello scorso settembre: gli artifizi per non pagare le imposte e le vendite in nero sarebbero infatti continuati anche dopo quel provvedimento.