Se ne sarebbe dovuto parlare oggi, durante la periodica riunione convocata dal presidente della Regione Vincenzo De Luca con i direttori sanitari delle Asl e l'Unità di Crisi per la valutazione della situazione Covid-19 in Campania. Ma la questione delle scuole chiuse continua ad essere motivo di imbarazzo per il governatore e per i suoi. Breve riassunto: De Luca ha chiuso prima di tutti le scuole, ha ingaggiato lo scontro col premier Giuseppe Conte e la ministra Lucia Azzolina senza retrocedere di un millimetro, ha ridicolizzato le proteste dei genitori dei bambini in Didattica a Distanza (soprattutto quelli di scuola per l'infanzia e elementare, dove Didattica a distanza equivale a poco e nulla). La scorsa settimana, anche per allentare le polemiche nei suoi confronti, De Luca aveva promesso (ordinanza n.90/2020) entro il 24 novembre l'apertura di scuola per l'infanzia e prima elementare  a patto di uno screening con test Covid volontari per studenti e insegnanti.

Veniamo alle ultime ore: lo screening volontario è stato un disastro, con poche migliaia adesioni su una platea di centinaia di migliaia di interessati.  Ma perché? Anzitutto perché il numero verde messo a disposizione era «indisponibile» fin dalle prime ore come documentato da Fanpage.it. Chi è riuscito ad ottenere la prenotazione è andato a vuoto.

Questa che leggete è la testimonianza della figlia di una docente:

Cose assurde dello screening per docenti, personale e bambini in Campania? Mia madre insegna all’asilo, dopo ripetuti tentativi per prenotare il tampone al numero verde viene spedita ad Avella (provincia di Avellino ndr.), noi abitiamo nel Vesuviano. Oggi, sabato 21/11, alle 15 aveva la prenotazione; si reca al drive in di Avella, si mette in coda alle altre macchine e dopo due ore di attesa, è costretta, come tutti gli altri, a ritornare a casa senza aver fatto il tampone perché non c’era nessuno che facesse i tamponi!

Oggi è arrivata un'altra notizia: il prossimo lunedì 23 novembre le Asl comunicheranno, formalmente, all'Unità di crisi regionale i risultati delle operazioni di screening sul personale docente, non docente, su alunni e genitori effettuati in queste settimane sul territorio. Quindi le scuole riaprono o no? In una sibillina nota la Regione Campania informa che, sulla base dei dati e delle relazioni presentate, verranno assunte le decisioni in merito alla riapertura delle attività in presenza delle classi scolastiche prese in esame, «fatta salva, in ogni caso, la possibilità per i singoli Comuni di decidere in autonomia in relazione a situazioni di specifica criticità eventualmente presente sui singoli territori».

Che significa? Che lunedì con tutta probabilità De Luca  non aprirà e deciderà di non decidere: su asili e prime elementari dirà ai sindaci che potranno decidere in autonomia. E avremo un'altra babele, un'altra guerra con mille decisioni diverse comune per comune. Esempio: ieri l'Anci, l'associazione dei Comuni, con una nota, ha invitato la Regione a non riaprire le scuole stante le difficoltà nell'effettuare lo screening.

Oggi  l'assessora all'Istruzione del Comune di Napoli, Annamaria Palmieri ha detto di non essere d'accordo: «Come Comune di Napoli rinnoviamo la disponibilità ad agire coesi tra istituzioni nell'interesse della cittadinanza, per favorire in ogni modo una ripartenza serena che coniughi il diritto alla sicurezza e alla salute con il benessere psico-fisico dei nostri piccoli cittadini e con la priorità all'educazione e all'istruzione che abbiamo sempre sostenuto». Dunque è probabile che a Napoli infanzia e prima elementare riapriranno, mentre è possibile che la Regione Campania continui a tenere un'ordinanza più restrittiva rispetto al Dpcm  per la zona rossa, tenendo in didattica a distanza dalla seconda alla quinta elementare, le tre classi di scuola media, le cinque di scuola superiore e le Università.