Scontro sul “Napoli Pride”: Antinoo dopo lo scontro con Arcigay tenta di registrare il marchio dell’evento LGBTQIA+
Le scintille nel mondo dell'associazionismo LGBTQIA+ napoletano sono note da tempo. Ultima, in ordine di tempo, la decisione del Consiglio Nazionale di Arcigay, che ha disconosciuto ad Antinoo Arcigay Napoli la funzione di comitato territoriale. Motivo? «Comportamenti incompatibili» con i valori dell'associazione guidata all'epoca da Antonello Sannino, in particolare nei rapporti con Israele. L'associazione aveva impugnato la delibera davanti al Collegio di Garanzia nazionale. La decisione di quel ricorso, datata 4 settembre, è negativa: il Collegio di Garanzia ha respinto integralmente l'istanza. Sul piano statutario interno, quindi, la partita sembra chiusa: Antinoo non è più comitato territoriale riconosciuto. Il 31 agosto la stessa associazione ha rinnovato le cariche; l'assemblea ha eletto all'unanimità Antonella Capone come nuova presidente.
Ma è quello che accade nel frattempo, sul piano dei marchi. Il 28 agosto 2026, dopo il disconoscimento di Arcigay nazionale, – Antinoo Napoli, all'epoca ancora guidata da Sannino, ha depositato all'Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, una domanda di marchio d'impresa denominativo per la dicitura «Napoli Pride», in qualsiasi modo scritta. Insomma, Sannino tenta il colpaccio: fare in modo che nessun altro evento LGBTQIA+ all'ombra del Vesuvio possa definirsi «Napoli Pride».
La domanda è ancora in esame e colpisce per l'ampiezza delle classi merceologiche coperte: non solo la classe 41 (organizzazione di eventi, sfilate, intrattenimento, editoria), che è quella naturalmente collegata a una manifestazione come il Pride, ma anche cosmetici e profumeria, gioielleria, cartoleria e editoria a stampa, pelletteria, tessuti, abbigliamento, giocattoli e videogiochi, prodotti per fumatori e sigarette elettroniche, servizi commerciali e di vendita al dettaglio online e offline in decine di settori, servizi finanziari e immobiliari, telecomunicazioni, ristorazione, servizi medici e veterinari, e persino servizi legali e sociali.