Senza esame niente assunzione. Così il ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta sintetizza la sua posizione sul concorso Ripam in Regione Campania per 1.800 posizioni nelle Amministrazioni regionali, provinciali e comunali campane.

Breve sintesi delle puntate precedenti: nel 2019 la Regione guidata da Vincenzo De Luca indice in pompa magna questo concorso pubblico con tirocini e obiettivo contratto a tempo indeterminato. Prove selettive nel 2020,  il tirocinio nella Pubblica Amministrazione a fine 2020-inizio 2021  e ora, il blocco. La pandemia ha rallentato tutto, ma ora c'è un ostacolo sostanziale:  ovvero quante prove finali dovranno sostenere e quando (viste anche le difficoltà dovute alla situazione contingente) prima di entrare a pieno titolo nella Pubblica Amministrazione.

Nei giorni scorsi i borsisti Ripam si sono mossi con un mail bombing ai giornali e alle forze politiche, sollecitando parlamentari e consiglieri regionali di ogni partito. Ora Brunetta chiaro e tondo dice che serve un esame e non basta aver concluso il corso tirocinio: «la formula del corso-concorso assomiglia alla procedura per prendere la patente. Frequentare il corso non dà l'abilitazione alla guida» afferma.

In una lettera pubblicata dal giornale napoletano il Mattino, Brunetta esprime chiaramente la sua posizione:

Lo dice il nome: il corso-concorso bandito dalla regione il 9 luglio 2019 è una procedura che prevede due distinte fasi, quella del corso e quella del concorso, per il quale sono state messe a bando 2.243 posizioni lavorative attraverso diversi profili professionali. Il 9 aprile la commissione Ripam  ha deciso di concludere la procedura concorsuale con una solo prova scritta, digitale, della durata massima di un'ora, eliminando quindi una delle due prove originariamente previste.

Una scelta che consente di chiudere il concorso entro giugno, a pochi giorni dalla conclusione del corso e di procedere alle assunzioni entro l'estate. Sono dunque rimasto sconcertato da alcune successive dichiarazioni in cui mi è stata addirittura attribuita la responsabilità di aver complicato e ritardato la procedura. Non si gioca con il lavoro dei giovani.