Rione Traiano, lo spacciatore si tradisce per un equivoco: “Io sono Puccinelli”
"Tu sei Marfella? e io sono Puccinelli": è il senso di un botta e risposta tra uno spacciatore e un cliente, che sarebbe avvenuto tra le strade del Rione Traiano. A raccontare l'episodio è lo stesso pusher, mentre parla coi "colleghi" nel locale che fa da base per lo spaccio di droga. Ed è un aneddoto non da poco: finirà direttamente nell'ordinanza di custodia cautelare eseguita dai carabinieri il 16 settembre contro la banda e, per il gip, conferma il sospetto della Procura, ovvero che quel gruppo non fosse autonomo ma legato a un clan di camorra del posto.
Si tratta della seconda "ammissione", registrata dagli inquirenti: la prima era stata quella di Raffaele Pizzuti che, indispettito perché un cliente non lo aveva riconosciuto e gli aveva chiesto di quale quartiere fosse originario, aveva risposto di essere del posto e aggiungo di essere "il figlioccio di Straccetta", facendo riferimento a Salvatore Puccinelli, il capoclan deceduto nel luglio scorso.
L'intercettazione relativa all'equivoco risale alla tarda serata del 2 novembre 2023, è stata effettuata all'interno di un locale utilizzato come piazza di spaccio e monitorato dai carabinieri. Ciro Volonnino (tra i destinatari della misura eseguita il 16 settembre) racconta di un incontro avvenuto in precedenza. Un uomo gli si era avvicinato e si era presentato come "Marfella". Il ragazzo aveva creduto che con quelle parole avesse voluto indicare la sua appartenenza al clan camorristico del vicino quartiere di Pianura e, di rimando, aveva risposto: "E io sono Puccinelli, fratello".
Il chiarimento era arrivato poco dopo, dal "Tarallaro", alias di Pasquale Borsella (anche lui tra i destinatari di misura in carcere): "Marfella" non era indicazione di affiliazione al clan di Pianura, ma il cognome dell'uomo, che loro conoscevano come appartenente alla Polizia di Stato (circostanza non verificata nell'ordinanza). Volonnino prosegue dicendo che quel tipo, però, era andato a comprare stupefacenti, e che dopo gli aveva portato graffe e cornetti dicendogli "siamo compagni". Per il gip anche questo episodio conferma "come la piazza di spaccio fosse riconducibile al clan Puccinelli".