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Napoli, rimpasto al Comune e congresso Pd, partite legate. Il segretario non sarà candidato alle Politiche né assessore

Il gioco di incastri che dal congresso Pd napoletano porterà al rimpasto della giunta comunale è entrato nel vivo.
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Gaetano Manfredi, Salvatore Nazzareno Pecoraro, Francesco Dinacci, Pietro Rinaldi
Gaetano Manfredi, Salvatore Nazzareno Pecoraro, Francesco Dinacci, Pietro Rinaldi

Nel Pd è sempre e tutto un gioco ad incastri. La giunta regionale in Campania si è formata una volta avuta assicurazione della vicepresidenza per Mario Casillo. Casillo è insediato e ora si procede all'altro tassello: la nuova segreteria provinciale del Partito Democratico a Napoli. Il patto è: candidatura unitaria e il segretario passerà dalla sfera d'influenza di Casillo al cosiddetto "correntone" dell'area della segretaria nazionale Elly Schlein, sintesi di tre sottogruppi, quello di Andrea Orlando (a Napoli il referente è il deputato Marco Sarracino); quello dell'ex ministro Dario Franceschini (qui rappresentato dall'assessora comunale Teresa Armato) e infine l'area di Articolo 1 dell'ex ministro Roberto Speranza, coordinata a Napoli da Francesco Dinacci.

Il nuovo segretario Pd di Napoli non potrà avere più ruoli

Dei nomi in ballo per l'avvicendamento con l'attuale segretario metropolitano Peppe Annunziata, la cerchia si è ristretta a due profili (a meno che Enza Amato, area Pina Picierno, non decida di raccogliere le firme e candidarsi): lo stesso Dinacci, che piace alla base Pd napoletana e Salvatore Nazzareno Pecoraro, responsabile dell'organizzazione Pd, staffista dell'assessore al Bilancio del Comune Pier Paolo Baretta. Tutto così lineare? Ovviamente no.

L'area che fa riferimento all'europarlamentare Lello Topo, un altro dei maggiorenti Pd di Napoli e provincia, chiede maglie più strette per chi sarà segretario metropolitano. La motivazione è "mantenere l'equilibrio" visto che in giunta regionale ci sono due assessori di area Schlein, uno è Enzo Cuomo e l'altro è Andrea Morniroli voluto proprio dalla segretaria. E come si traduce tutto questo dal politichese? Con una regola: chi sarà segretario del Pd a Napoli non avrà un'autostrada diretta per una candidatura alle elezioni Politiche del 2027 e non potrà ambire ad essere assessore al Comune di Napoli. Messa così, la posizione diventa molto meno appetibile.

Alleanza Verdi e Sinistra e Movimento Cinque Stelle nella giunta Manfredi

Veniamo a Napoli, alla giunta comunale retta da Gaetano Manfredi. Da sempre più parti si sente dire che oramai Manfredi pensi esclusivamente a tenere buoni tutti, chiudere il pacchetto Bagnoli-America's Cup e poi presentarsi alle Politiche come candidato premier federatore del campo larghissimo nel centrosinistra, alternativo a Elly Schlein.

Ora c'è un posto da dare al Pd, che non ha un assessore dal 2023, dai tempi delle dimissioni di Paolo Mancuso. Quello di Dinacci sicuramente è possibile, se rinuncia a fare il segretario metropolitano Pd. Altrimenti il partito dovrà orientarsi diversamente.

A sinistra, invece, pare chiuso l'accordo con Alleanza Verdi e Sinistra: se i Verdi in Regione hanno avuto Fiorella Zabatta assessora, al Comune entra Sinistra Italiana con Pietro Rinaldi, avvocato, con una lunga storia nei movimenti antagonisti iniziata qualche decennio fa.

E il Movimento Cinque Stelle? Luca Trapanese è approdato in Regione Campania, le deleghe del Welfare sono in mano a Chiara Marciani e potrebbe restare tutto così, senza nuovi assessori pentastellati, anche se le interlocuzioni col coordinatore regionale Salvatore Micillo sono in corso.

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