Regione Campania, l’assessore Morniroli: “No al modello Caivano, fondato sull’idea di scarti della società”

Andrea Morniroli è il nuovo assessore al welfare ed alla scuola della Regione Campania, nell'amministrazione di centro sinistra guidata da Roberto Fico. Un lunghissimo curriculum nel mondo del terzo settore, ed anche diverse esperienze amministrative al Comune di Napoli ed a quello di Giugliano in Campania. In questa intervista a Fanpage.it, il neo assessore traccia le linee guida che orienteranno l'azione politica intorno alle deleghe a lui affidate, le politiche sociali e la scuola. Il tema della povertà sarà al centro dell'azione politica dell'amministrazione Fico. Ma attraverso la nomina di Morniroli, la Regione Campania prova a disegnare un modello alternativo di welfare e di scuola rispetto al governo Meloni. A partire dalla critica radicale al cosiddetto "modello Caivano".
Sul welfare il piano sociale è sicuramente una priorità urgente, quali sono gli elementi intorno a cui intende muoversi per costruire questo importante strumento di pianificazione?
E' sicuramente il primo elemento perché senza il piano sociale regionale non riusciamo ad attivare la programmazione, non riusciamo a dire agli ambiti di zona che devono fare il loro lavoro, e blocchiamo i finanziamenti nazionali. E' un'urgenza, per fortuna gli uffici in assenza della politica, già dalla campagna elettorale, hanno ipotizzato una prima bozza di piano, e adesso quel piano lo andremo a discutere con quelli che sono gli attori territoriali e le parti sociali. Lo faremo con l'attivazione del tavolo di concertazione previsto dalla norma. Ma oltre al piano sociale che è la prima cosa, vogliamo subito dare un segnale: che questa è un'amministrazione con porte e finestre aperte. Porte e finestre aperte con quegli attori territoriali, che poi spesso sul territorio sono quelli che fanno le cose. Uno dei primi terreni sarà quello di affrontare l'emergenza delle persone con disabilità, con tutti quelli che sono i finanziamenti che ci sono in questa regione, come nelle altre, quindi il "dopo di noi", quindi gli assegni di cura, quindi i progetti di vita, quindi il budget di salute, perché poi le risorse ci sono. Poi certo la responsabilità di programmazione ce l'ha l'ente pubblico, ma l'ente pubblico secondo me oggi, di fronte alla complessità di queste questioni, non può pensare di fare da solo.
Sulla scuola avete dovuto affrontare subito il ridimensionamento degli istituti, le chiedo come lo avete affrontato e, passata questa emergenza, su cosa si deciderà di puntare?
Sul dimensionamento degli istituti (obbligatorio per legge nazionale ndr), per paradosso, ho dovuto fare la mia prima delibera su cui non sono affatto d'accordo. Noi avevamo due scelte, o fare come hanno fatto alcune Regioni di centro sinistra, ovvero rifiutarsi di farlo e farsi commissariare, o prendere un'altra strada. Abbiamo deciso di prendere un'altra strada, perché il commissariamento comporta che il ridimensionamento si sarebbe fatto, e lo avrebbe fatto d'ufficio il commissario del governo, e quindi probabilmente l'ufficio scolastico regionale. Noi abbiamo detto, è vero che non siamo d'accordo, ma ci assumiamo la responsabilità, che è molto più faticosa, di capire come ridurre il danno, uso una parola da operatore il più possibile. I miei primi 20 giorni sono stati d'impatto e va avanti ancora adesso questa cosa. Per esempio abbiamo fatto in modo di tirare fuori dal dimensionamento degli istituti tutte le aree interne, dove spesso la scuola non è soltanto un fatto di numeri, ma la scuola spesso è l'unico presidio pubblico che c'è in quel territorio. Per le prossime priorità il 17 ho un incontro con tutti i sindacati della scuola, perché vorrei attivare un tavolo di confronto permanente sulla scuola pubblica. Un tavolo dove si discuta ad esempio, come arrivare in futuro a non fare un altro ridimensionamento, o magari decidere insieme di opporci. Poi c'è l'edilizia scolastica su cui faticosamente cerchiamo di andare avanti, c'è un piano anche con i fondi del PNRR. Poi per me, per la mia storia, per i numeri di questa regione, sicuramente c'è il tema della povertà educativa, che ha numeri enormi. Numeri che non sono uguali ma vanno a seconda della diversità dei territori, ma abbiamo percentuali del 18,19, 20 e 21 per cento di dispersione scolastica implicita ed esplicita, e penso che una Regione serie non può proporre uno sviluppo giusto se non mette mano a questo problema.
Il suo background politico e culturale non è proprio simile a quello del Ministro Valditara, come intende dare un marchio ad un modello di scuola in Campania che possa essere alternativo a quello che pensano al MIUR?
Intanto occorre fare delle politiche per sostenere la scuola affinché la scuola sia sempre più riesca a mantenere la sua funzione che è quella educativa, e non quella di addestrare i ragazzi come spesso dice il Ministro Valditara. Lui ha esordito dicendo che bisognava educare i ragazzi all'umiliazione, poi ha continuato dicendo che a chi occupa una scuola in qualche maniera va messo il 6 in condotta, e poi continua con i tagli e con una impostazione di questo tipo. Quindi noi proveremo, con le nostre possibilità, a creare un modello di scuola che invece parta dalla capacità di rimettere al centro proprio quelli che fanno più fatica, e attraverso questa maggiora accoglienza, migliorare la capacità di fare scuola per tutte e per tutti.
Siamo davanti all'ennesimo pacchetto sicurezza del governo Meloni, un ulteriore restringimento delle libertà democratiche, lei che idea si è fatto e come si costruisce l'alternativa a partire dagli enti locali che prendono posizione?
Non c'è dubbio che noi oggi abbiamo una democrazia che è messa a dura prova, in generale. Noi oggi siamo davanti ad un mercato che non solo non viene più regolato, ma siamo davanti al paradosso che è il mercato a regolare la società. Tutti i pezzi di salute e di benessere che possono essere messi sul mercato, vengono messi sul mercato. Si scaricano sulle famiglie i compiti di cura, e qui ritorna anche la questione di genere. Terzo elemento è il contenimento. L'idea di contenitori dove devono finire gli scarti sociali considerati normali in un modello neoliberista che produce sempre più disuguaglianze e povertà. Il modello Caivano è un impianto repressivo, che privilegia un approccio dirigista repressivo che prevede che in qualche maniera lo scarto, o si adegua a qualche contenitore, o finisce in certi circuiti. Basta chiedere ad un qualsiasi operatore che lavora in un carcere minorile se da quando c'è il modello Caivano, come è aumentata la popolazione minorile in carcere. Perché poi non è vero che si produce sicurezza in questo modo. Si produce contenimento, istituzionalizzazione repressiva anche degli ultimi, e non si interviene sui problemi, anzi aumentano. Bisogna riportare il tema della sicurezza interpretata come possibilità di accedere ai diritti. Per anni in questo paese si è parlato di sicurezza in termini sociali, oggi si torna a parlare di sicurezza in termini individuali e civili. Quindi quando il soggetto sono io e non la comunità, inevitabilmente il nemico diventa l'altro e il differente.
Le chiedo se si farà il reddito di cittadinanza regionale, ci sta pensando? E' in prospettiva?
Io credo che questa Regione debba immaginare una misura importante di contrasto alla povertà, dove sicuramente c'è anche tutto il tema del contributo economico. Deve stare attenta perché essendo una Regione deve capire cosa può fare, e soprattutto avere le coperture economiche per poterlo fare. Questa Regione ha sperimentato il reddito con la prima giunta Bassolino, io all'epoca ero assessore alle politiche sociali a Giugliano, all'epoca quella misura funzionò, erano 350 euro al mese per tre anni. Ma quel era la cosa a monte, che all'epoca la Regione impegnò circa 77 milioni di euro, circa, con quella cifra si presero in carico circa un terzo degli aventi diritto. Due terzi rimasero fuori. Quando pensi a queste misure ci vuole pragmatismo anche radicale, ma devi sapere che se fai una misura devi rispondere ad un bisogno sociali. Quindi io penso che la povertà deve essere una delle priorità di questa amministrazione, che si deve fare una misura che tenga insieme, contributo economico e misure di attivazione del lavoro, secondo me mai in maniera condizionata, cioè se non fai quello, non hai quell'altro. Si deve puntare alla co costruzione di programmi individuali e familiari di accompagnamento e bisogna trovare delle risorse per poterlo fare.