Presidenza Fico in Regione Campania

Regione Campania, il malessere dei dipendenti direzione per direzione nel dossier Cgil

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Capo cronaca Napoli
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Roberto Fico, presidente della giunta Regionale della Campania
Ansia, insonnia, tachicardia: l’indagine Fp Cgil sui dipendenti della Giunta guidata da Roberto Fico.

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Nell'immaginario comune il «posto alla Regione» è divenuto addirittura modo di definire la collocazione perfetta di lavoro: massimo guadagno col minimo sforzo. I circa quattromiladuecento dipendenti della Regione Campania (quattromila solo in giunta) non sono d'accordo, così come non lo è il sindacato più rappresentativo a Palazzo Santa Lucia, la Cgil Funzione Pubblica: non tutti se la passano bene, non è vero che non si lavora.

In occasione della Festa dei lavoratori, il primo maggio, il sindacato confederale ha somministrato ai lavoratori tra il personale Santa Lucia e degli uffici del Centro Direzionale e dei Centri per l'Impiego, un questionario su base volontaria. Le risposte sono letteralmente piovute, ovviamente anonimizzate e sono state sintetizzate in un documento di otto pagine che Fanpage ha potuto consultare e dovrebbe quanto meno preoccupare il datore di lavoro.

Insonnia, ansia, problemi gastrointestinali, tachicardia, nervosismo che non passa. Insomma, una vita tra reflusso, ansia ed emicrania. Più della metà dei dipendenti della Giunta regionale della Campania che hanno risposto al questionario della Funzione Pubblica Cgil, il 52,2 per cento, dice di soffrire di disturbi psicofisici che collega direttamente alle condizioni in cui lavora. È il dato che lo stesso sindacato considera il più rilevante della sua indagine sul benessere lavorativo. La fotografia è quella di una macchina amministrativa sotto pressione, proprio mentre la giunta guidata da Roberto Fico si prepara a rimetterci mano.

Il malessere dei dipendenti nelle direzioni generali della Regione Campania

Il malessere non è distribuito in modo uniforme. Il dato più alto arriva dalla Direzione generale Politiche culturali e Turismo, guidata da Rosanna Romano, dove il 79 per cento di chi ha risposto dichiara disturbi legati al lavoro. Nella Direzione Politiche sociali, Politiche giovanili e Sport, il cui dirigente è Dario Gargiulo, l'87 per cento considera sproporzionato il proprio carico di lavoro e il 67 per cento riferisce problemi di salute.

Alla Direzione Lavoro e Formazione professionale, da cui dipendono anche i Centri per l’impiego, uno dei «buchi neri» dell'Ente, tutti gli indicatori sono negativi: il 63 per cento boccia il clima negli uffici, il 71 per cento la programmazione delle attività, il 61 per cento giudica i carichi sproporzionati e il 56 per cento dichiara disturbi psicofisici.

A guidarla è Paolo Gargiulo, fratello di Dario: due delle direzioni in cui i dipendenti lamentano di più il peso del lavoro sono dunque affidate a due fratelli. C’è poi un caso che lo stesso sindacato segnala come curioso. Alla Direzione Risorse finanziarie, guidata da Antonietta Mastrocola, il clima tra colleghi viene giudicato relativamente buono, eppure il 60 per cento dice di stare male per il lavoro.

Percentuali alte anche alla Direzione Ciclo integrato dei rifiuti di Antonello Barretta (58 per cento) e sopra la media regionale alla Protezione civile e negli uffici del Genio civile, guidati da Italo Giulivo. Alla Mobilità, diretta da Giuseppe Carannante, la metà dei dipendenti ritiene eccessivo il carico. All'Ufficio Valutazioni ambientali, guidato da Simona Brancaccio, si concentrano giudizi negativi su tutto, anche se lì le risposte sono poche e la Cgil invita alla cautela. Il sindacato nella sua disamina non cita i dirigenti, non fa una classifica e avverte anche che queste differenze non vanno usate per giudicare le singole direzioni senza ulteriori accertamenti.

Uno dei passaggi più delicati riguarda la possibilità di dire che qualcosa non va. Il 25,9 per cento dei dipendenti ha evitato spesso o sempre di segnalare problemi per paura di conseguenze negative. Secondo la Cgil è un dato che tocca direttamente la qualità delle relazioni e la capacità dell'amministrazione di accorgersi in tempo delle difficoltà.

Messaggi fuori orario, smart working e riposo che manca

Poi c'è la quotidianità. Alcuni lavoratori raccontano che al rientro dalle ferie trovano ferme le pratiche lasciate in sospeso e che, per non ritrovarsi sommersi, continuano a controllare messaggi e comunicazioni anche durante il riposo. Il 34,7 per cento riceve spesso o sempre comunicazioni di servizio su app di messaggistica privata, e non mancano i contatti fuori orario. Circa un quarto dei dipendenti fatica a recuperare le ore accumulate e una quota simile salta o rimanda la pausa pranzo per esigenze di servizio. Il 28 per cento non riesce ad accedere ai corsi di formazione perché il lavoro ordinario non lo consente. L'unico dato largamente positivo riguarda lo smart working, che piace a oltre il 97 per cento dei dipendenti, anche se la Cgil chiede regole uguali per tutti e il rispetto del diritto alla disconnessione.

Sul piano generale, il 48,4 per cento ritiene che il carico di lavoro non sia proporzionato al tempo disponibile e al proprio inquadramento, il 45,1 per cento boccia la programmazione delle attività e il 30,3 per cento dice di non riuscire spesso a completare il lavoro previsto perché arrivano all'improvviso altri compiti. Nel quadro descritto dal sindacato le urgenze prendono il posto della programmazione, le pratiche più complesse finiscono sempre sugli stessi dipendenti esperti e il funzionamento degli uffici finisce per dipendere dalla disponibilità dei singoli. La carenza di personale pesa, scrive la Cgil, ma non può essere l'unica spiegazione.

L'indagine arriva pochi giorni dopo la gara da 165mila euro, raccontata da Fanpage, con cui la Regione cerca chi organizzi per i circa 4.200 dipendenti corsi sul benessere organizzativo e sulle relazioni tra colleghi, almeno 30 edizioni l'anno tra il 2027 e il 2028. Nel documento il sindacato mette l'accento su un altro punto. Gli strumenti di ascolto e di supporto psicologico vanno rafforzati ma, si legge, «non possono sostituire gli interventi sulle cause del disagio», perché la prevenzione non può essere affidata soltanto alla capacità del singolo di gestire lo stress.

I confederali chiedono di verificare come la Regione abbia valutato il rischio da stress lavoro-correlato, come prevedono il Codice civile e il decreto 81 del 2008 sulla sicurezza, coinvolgendo i rappresentanti per la sicurezza, il Servizio di prevenzione e il Comitato unico di garanzia. Propone anche di inserire nella valutazione dei dirigenti indicatori su come gestiscono il personale, distribuiscono i carichi e programmano il lavoro.

Il segretario della Fp Cgil Napoli e Campania, Luciano Nazzaro, allarga il discorso: «Il benessere dei lavoratori della Regione Campania passa anche e soprattutto dalla percezione che negli uffici ci sia massima trasparenza e legalità: valori che mi risultano ampiamente condivisi da questa Giunta. Per questo motivo sono meravigliato che circostanziati e documentati casi di opacità amministrativa, che ho rappresentato al Presidente Fico e agli assessori al Lavoro Angelica Saggese e al Personale Ninni Cutaia, non abbiano ricevuto alcun riscontro ed attenzione».

Il nuovo progetto di riorganizzazione della Regione Campania

Il tempo stringe. L'indagine è stata fatta dopo la riorganizzazione degli uffici dell'11 settembre 2025, ultimo atto della stagione Vincenzo De Luca, e prima di quella che la nuova Giunta si prepara a varare. Fico vuole una legge delega di quattro o cinque articoli da approvare in tempi rapidi. Il Consiglio regionale fisserebbe i principi, poi un regolamento della Giunta definirebbe i dettagli. Il riferimento, sull'introduzione di un segretario generale è il modello pugliese.

Il 19 ottobre scorso l'assessore al Personale ha aperto il tavolo con i sindacati ma poi silenzio. Per la Cgil, «non sarebbe accettabile avviare una nuova riorganizzazione destinata a modificare profondamente il funzionamento degli uffici» senza tenere conto di questi numeri. Secondo il sindacato, la questione non è soltanto come saranno organizzati gli uffici, ma in quali condizioni lavoreranno le persone che li fanno funzionare.

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