Regionali Campania, il video di Meloni a Napoli che salta e canta: “Chi non salta comunista è” con Salvini e Tajani

«Chi non salta comunista è!» è il coro preferito dai fedelissimi del centrodestra che ieri hanno affollato il Palapartenope a Fuorigrotta in sostegno di Edmondo Cirielli alle elezioni regionali in Campania, alla presenza di Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Matteo Salvini e Maurizio Lupi, ovvero i maggiorenti del centrodestra italiano. I leader di Fratelli d'Italia, Lega, Forza Italia e Moderati, dopo le parole di Meloni si sono ritrovati sul palco col candidato governatore Cirielli mentre nell'arena risuonavano le note dell'inno di Mameli.
Subito dopo, i militanti presenti che hanno intonato il coro «chi non salta comunista è». Meloni & co. si sono guardati un po' intorno e poi hanno iniziato a saltellare stile ultras in curva allo stadio. Dopodiché, selfie d'ordinanza della coalizione col candidato e con alle spalle i militanti e gli elettori di destra napoletani.
Meloni aveva già pigiato al massimo dell'enfasi, elencando alcune fra le eccellenze espresse da Napoli, da Benedetto Croce a Pino Daniele e poi, sul finale, dopo l'inno nazionale, come spesso accade nei comizi – quasi una sorta di "marchio di fabbrica" la cui sceneggiatura è predisposta da Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione Fdi – c'è sempre una musichetta su cui la premier fa una sorta di balletto. Pochi movimenti che però scatenano l'euforia dei supporter coi cellulari puntati. E l'effetto virale è garantito.

La reazione del centrosinistra ai cori di Meloni
La reazione del centrosinistra non si è fatta attendere: «Giorgia Meloni si prepari: in Campania avrà la peggiore sconfitta da quando è al governo», dice il deputato e responsabile Sud della segreteria Pd Marco Sarracino. «In questi tre anni ha dimostrato di essere la presidente del Consiglio più antimeridionalista della storia repubblicana negando al sud risorse, diritti e opportunità, tagliando risorse per la sanità pubblica, per la scuola, per gli enti locali e le infrastrutture».
«Sembravano dei fascistelli in gita. E invece no: erano la Presidente del Consiglio e vari ministri, lì, sul palco di Napoli, a dare il peggio di sé» attacca Sandro Ruotolo, responsabile Informazione nella segreteria nazionale del Pd ed europarlamentare.