“Ce li siamo trovati di fronte mentre eravamo sull'ingresso di Peppe Spritz. Poco prima quell'uomo ci aveva lanciato minacce in via Mezzocannone, ma non credevo che le avrebbe messe in atto davvero. Invece, in piazza Bellini all'improvviso ci hanno raggiunti, accerchiati e picchiati. È stata un'aggressione squadrista. Qual è il motivo che ha scatenato la violenza? Lui mi ha chiamato frocio. Io sono omosessuale, indossavo una canottiera, un pantaloncino corto e una borsa a tracolla. Forse quell'insulto l'ha detto per quell'abbigliamento. Ma credo che il motivo scatenante sia stato il diverbio che c'era stato prima”. Racconta così a Fanpage.it Gianmarco Vitagliano, lo studente di 23 anni dell'Università L'Orientale di Napoli, l‘aggressione subita venerdì sera, attorno alle ore 19, in piazza Bellini, al centro storico di Napoli, da parte di un gruppo di una decina di persone. Gianmarco porta ancora i segni delle percosse, subite al volto e allo stomaco e ha denunciato l'aggressione al commissariato di Polizia dei Decumani. “Se non fosse stato per chi era lì e ci ha aiutato – aggiunge – io e il mio amico avremmo potuto fare una brutta fine. Poteva succedere di peggio e potrebbe accadere a chiunque”.

In piazza Bellini manifestazione di solidarietà contro la violenza

Domani, martedì 22 settembre, a via Mezzoconnone, alle ore 18, ci sarà un presidio di solidarietà “Costruiamo comunità resistenti” organizzato da Link Orientale e Link Napoli Sindacato Universitario: “Non rimarremo in silenzio davanti a questa aggressione – scrivono le due associazioni- che ci vorrebbe chiusi in casa, lontani da piazze e strade, con la paura di vivere la nostra città”

Cosa è successo ieri pomeriggio?

Io, mio fratello e quattro amici eravamo all'ingresso di Mezzocannone Occupato. Stavamo parlando tranquillamente tra di noi e non ci siamo accorti che sul marciapiede stava arrivando un uomo sulla quarantina, assieme alla moglie che teneva per mano il figlio. Erano sul marciapiede e li avremmo fatti passare, ma non li avevamo visti, non l'abbiamo fatto apposta. Lui era più alto e robusto di noi, è venuto e con fare arrogante ha detto: “C'aggia fa p'e passà? Aggia vulà?". Al che noi ci siamo spostati, e dopo gli ho risposto: “Basta chiedere permesso”. E lui si è alterato.

Poi che è accaduto?

L'uomo ha cominciato a insultarmi chiamandomi frocio, molto probabilmente, avendo intuito sia dal mio modo di vestire che dai miei atteggiamenti il mio orientamento sessuale. E po ha aggiunto: "Ora sto davanti a mia moglie e mio figlio. Ci vediamo dopo, frocio?" E io e il mio amico abbiamo detto: sì ci trovi qua. Ma non credevo che sarebbe tornato. Poi siamo andati a piazza Bellini e qui lui ci ha raggiunti con un gruppo di altre persone, ci hanno accerchiati. Eravamo davanti all'ingresso di Peppe Spritz. Uno di loro, un ragazzo che sembrava avere tra i 25 e i 30 anni, mi ha preso per il collo. Io gli ho detto di lasciarmi. E lui ha iniziato a darmi una serie di pugni sul viso, procurandomi varie ferite sul labbro superiore e al naso, e sferrandomi una ginocchiata nello stomaco. Anche l'altro mio amico che gli aveva risposto prima a Mezzocannone è stato aggredito dall'uomo che avevamo incontrato a via Mezzocannone. Non c'erano forze dell'ordine. Sono intervenuti i militari che erano lì, ai quali l'aggressore di via Mezzocannone ha detto che era una rivalsa perché noi avremmo dato fastidio alla moglie. Ovviamente cosa non vera”.

Ha ricevuto altri insulti omofobi?

“Soltanto dall'uomo sulla quarantina che ci aveva minacciato prima a Mezzocannone. Ma credo che a scatenare l'aggressione sia stato quanto accaduto prima a Mezzocannone, più dell'omofobia. Per fortuna dopo siamo stati accolti dal proprietario di Peppe Spritz che ci ha dato sostegno. Anche un gruppo di persone dopo l'aggressione è entrata nel locale per accertarsi di come stavamo. Adesso provo solo molta rabbia. Queste cose non dovrebbero accadere mai”.