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Qualità della vita: perché Napoli è sempre così in basso nella classifica?

Perché Napoli è sempre in basso nelle classifiche sulla qualità della vita? Quali sono i fattori che influenzano la sua posizione?
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Non è una novità che Napoli sia in basso nelle classifiche annuali sulla qualità della vita. Lo schema è sempre lo stesso: a fine anno alcuni quotidiani economico-finanziari, come Sole 24 Ore e Italia Oggi, pubblicano dettagliate classifiche su quale sia la città in cui si vive meglio in Italia. E Napoli puntualmente non solo non è sul podio, ma è fra quelle che si definiscono "maglia nera", ovvero alle ultime posizioni fra le grandi città. Piovono polemiche, prese di posizioni politiche e della società civile. Quest'anno in Napoli è davvero la peggior città d'Italia o una delle peggiori? E soprattutto: come vengono stilate queste classifiche di qualità della vita?

L'ultima classifica in ordine di tempo resa nota è quella del Sole24Ore, il principale quotidiano economico italiano, di proprietà della Confindustria. Per il Sole siamo terzultimi nel 2023. Il quotidiano accompagna questo minuzioso lavoro d'analisi con una dettagliata nota metodologica. Obiettivo: aiutare il lettorea capire attraverso quali fattori si redige la classifica. Novanta indicatori in sei gruppi, vale a dire: ricchezza e consumi; affari e lavoro; ambiente e servizi; demografia, società e salute; giustizia e sicurezza; cultura e tempo libero. Si legge nella nota:

Gli indicatori sono tutti certificati da fonti ufficiali, istituzioni e istituti di ricerca (come il ministero dell’Interno o della Giustizia, Istat, Inps, Agcom, Siae e Banca d’Italia; oppure forniti alla redazione da realtà certificate, tra cui Scenari immobiliari, Crif, Cribis, Prometeia, Iqvia, Tagliacarne e Infocamere).

I 90 indicatori statistici alla base dell’indagine, di cui 46 aggiornati al 2022 e 36 al 2023, presentano una serie di novità inserite per riuscire a stare al passo con i cambiamenti sociali in corso: l’indice dei progetti finanziati dal Pnrr, l’indice della solitudine, le farmacie, le famiglie con Isee sotto i 7mila euro, il gender pay gap, consumo di farmaci contro l’obesità, lavoratori domestici e l’aumento delle temperature.

Dieci gli indici sintetici inclusi nell’indagine che aggregano più parametri (Qualità della vita di giovani, bambini e anziani, Qualità della vita delle donne, Ecosistema urbano, Indice della criminalità, Indice di sportività, Indice del clima, ICity Rank sulle città digitali, composto da Amministrazioni digitali e Città aperte).

Insomma, ci sono tantissimi fattori e purtroppo nella scheda di Napoli vengono evidenziate chiaramente le criticità:  l'elevato numero di persone in condizioni da percepire il Reddito di cittadinanza (abolito dal governo, quindi il prossimo anno toccherà capire quale sarà il fattore aggiornato), criticità nel settore ambiente e servizi e nella giustizia, alto numero di casi di contrabbando, rapine e furto con destrezza.

Del resto la disamina del giornale economico italiano evidenzia quella che definisce «la fatica delle grandi città», con molte grandi aree metropolitane, quasi incapaci di ripartire dopo la pressione generata da emergenze e shock economici negli ultimi anni e le disuguaglianze sul territorio: «un Paese sempre più diviso, dal Pil pro capite ai livelli di istruzione. La pandemia, le emergenze climatiche (ondate di calore, siccità, alluvioni), il contesto internazionale aggravato dalle guerre, lo shock energetico e l’inflazione hanno rimescolato le carte e la distanza tra i territori più vivibili e quelli meno vivibili è aumentata».

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