Qualcuno si è accorto che le maglie del Calcio Napoli sono uno dei più grandi business del falso in Italia

Industria del falso a Napoli: un mercato multimilionario
Che a Napoli l'industria del falso fosse particolarmente fiorente era cosa nota: qui da sempre si producono falsi d'ogni tipo e in ogni ambito. Sul fronte degli accessori e della pelletteria, la città partenopea da sempre propone le grandi griffe della moda sulle bancarelle. Louis Vuitton, il celebre marchio di moda francese nel cui nome si celebrerà la prossima Coppa America di vela, ospitata proprio all'ombra del Vesuvio, è uno dei più martoriati: borse, pochette, cinture, perfino i leggendari foulard. Ma nella città che ha coniato un suo nome per definire il falso alla napoletana, ovvero «'o pezzotto», finito anche fra i neologismi della Treccani, è la maglia del Calcio Napoli l'oggetto delle principali attenzioni e con maggior mercato nell'industria della falsificazione dei capi d'abbigliamento e degli accessori.
La maglia del Napoli: lo starter kit del turista
Ormai la maglia azzurra fa parte dello starter kit del turista: i turisti arrivano e la comprano. Gli italiani addirittura lo fanno a prescindere dalla loro fede calcistica, la indossano come fosse una casacca obbligatoria per andare in giro. Gli stranieri non si pongono proprio il problema. Tant'è che una maglia del Napoli ormai introvabile nella versione originale, quella con lo sponsor "Buitoni", risalente agli anni dello scudetto 1986/87, è stata riprodotta in ogni modo. Va fortissimo, ovviamente, la casacca di Diego Armando Maradona: il "D10S" dei tifosi azzurri ha una linea tutta sua, con t-shirt dedicate, profumi, cinture, addirittura la casacca albiceleste dell'Argentina campione del mondo nel 1986 in Messico. Il mondiale dominato da Maradona. Uno studio dell'Ufficio dell'Unione Europea per la Proprietà Intellettuale, l'Euipo, stima in circa 850 milioni di euro all'anno le perdite di produttori e società sportive in Europa causate dalla vendita di articoli sportivi contraffatti.

Dove si compra il falso a Napoli: le zone più battute
Una vasta area di Napoli è ormai porto franco da questo punto di vista: percorrere via Toledo partendo da piazza Dante o arrampicarsi nei Quartieri Spagnoli significa incrociare decine di chioschetti, bancarelle, addirittura alcune ex edicole di giornali, "riconvertite" a questo commercio illegale. Stesso scenario ai Tribunali e, più in generale, in tutti i vicoli di Spaccanapoli, nel rione Forcella e alla Sanità, in via Foria e nella zona dell'Arenaccia, corso e piazza Garibaldi, ovvero l'area della Stazione Centrale, fino a risalire il Rettifilo, ovvero corso Umberto. Il costo varia. Ci sono falsi "falsissimi" e falsi buoni. Gli opifici del falso sono allocati un po' in tutta la città. Basta una buona macchina per serigrafia, dei cliché precisi (stile "La banda degli onesti"), patch di stoffa adatti, stock di maglie spesso in arrivo dalla Turchia o dalla Cina identiche a quelle originali e il gioco è fatto. Una maglia "pezzotta" varia dalle 10 alle 30 euro. Certo, si può anche soltanto far da rivenditore e comprare tutto all'estero: ci sono i canali online, i rivenditori cinesi che spediscono direttamente a casa, stile Amazon. Ma ci sono altri rischi. E quella è un'altra storia.
Blitz e sequestri: la stretta contro il falso
In questi giorni qualcuno si è evidentemente accorto che oggi le maglie del Calcio Napoli sono uno dei più grandi business del falso in Italia. E i controlli sono stati intensificati. Ieri blitz dei carabinieri in un deposito di piazzetta San Carlo alle Mortelle. Dentro c'erano 2mila fra maglie (anche di altre squadre, mica solo del Napoli) e sciarpe. È di oggi, invece, la notizia di una operazione della Guardia di Finanza: fra cianfrusaglia varia (circa 4mila gadget) sono state sequestrate anche centinaia di maglie della SSC Napoli, con sequestri nelle zone maggiormente affollate dai turisti, come il lungomare Caracciolo e ovviamente via Toledo. Otto persone sono state denunciate per i reati di contraffazione e ricettazione mentre altre due sono state segnalate perché vendevano merce senza autorizzazione.
