Maria Adalgisa Nicolai
in foto: Maria Adalgisa Nicolai

Maria Adalgisa Nicolai era a terra, senza vita. La maglietta sollevata mostrava l'addome squarciato fino allo sterno. Per terra, intorno al corpo, i coltelli, sangue ovunque, pezzi di organi che erano stati estratti intenzionalmente. Tra questi, il cuore: è stato strappato dalla gabbia toracica, a mani nude. Il corpo del compagno era tre piani più in basso, schiantato sull'asfalto del cortile interno: Giovanni Fabbrocino, dopo averla uccisa e fatto scempio del cadavere, si era lanciato dalla finestra.

La scena che si sono trovati davanti i carabinieri quando i Vigili del Fuoco sono riusciti ad aprire la porta è di quelle che farebbero rabbrividire anche gli sbirri più scafati, abituati ad avere a che fare con atrocità di tutti i tipi. Perché in questo caso non si è trattato di una spietata esecuzione di camorra, ma di un feroce omicidio il cui movente resta ancora avvolto nel mistero.

Pare che a far scattare la follia la sera del 27 luglio sia stata l'ennesima discussione tra i due, che sarebbe scoppiata perché lei voleva tornare da sola per un periodo dai parenti a San Severino Lucano, il piccolo centro della provincia di Potenza dove era nata, ma si tratta di elementi che gli investigatori hanno ricavato dalle testimonianze di alcuni vicini di casa e che per ora non trovano riscontri: prima di uccidersi, Fabbrocino non ha parlato con nessuno e non ha lasciato messaggi.

Maria Nicolai, 59 anni, lavorava nell'Università Federico II di Napoli, era ricercatrice di Scienze e Tecnologie Alimentari del Dipartimento di Agraria. Fabbrocino, 65 anni, era invece disoccupato; viveva di rendita, grazie agli affitti di alcune case di proprietà. Vivevano insieme in una abitazione di via Libertà, nel centro di Portici (Napoli). I funerali della donna si sono tenuti alle 11 di oggi, mercoledì 29 luglio, nella chiesa di San Vincenzo, nel piccolo centro della Basilicata di cui la ricercatrice era originaria. I sindaci di Portici e di San Severino Lucano hanno proclamato il lutto cittadino.

Sui dettagli del delitto gli investigatori mantengono il massimo riserbo, ma dai particolari trapelati sembra che Fabbrocino abbia provato a distruggere il corpo dopo l'omicidio. La donna sarebbe stata tramortita con un corpo contundente, forse un martello, e uccisa con numerosi fendenti all'addome e al torace. Dopo essersi accanito sulla pancia, l'uomo le ha strappato il cuore e pezzi di organi.

Accanto al corpo sarebbero stati trovati diversi coltelli da cucina, alcuni dei quali ancora puliti; probabilmente il 65enne, dopo averla uccisa, li aveva presi con l'intenzione di sezionare il corpo, forse per occultarlo in qualche modo, ma poi, comprendendo che non ci sarebbe riuscito o rendendosi conto di quello che aveva fatto, si è lanciato dal balcone.